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Peracchini: "Sono i progressisti i veri razzisti"

di Lorenzo Cafarchio domenica 18 gennaio 2026

2' di lettura

Peracchini, la scia di sangue che colpisce tutta Italia è arrivata anche a La Spezia. Com’è la situazione? 
«Poco fa ho portato le mie condoglianze alla famiglia della vittima. Abu lo conoscevo. Noi abbiamo un rapporto diretto con la scuola. Bisogna capire i cambiamenti sociali che si verificano e contrastare i nuovi fenomeni».
Una condizione fuori controllo? 
«Ci sono situazioni nuove come quella di gruppi che si trovano per picchiarsi, cose che chi sta nei salotti televisivi non vede perché ha perso il contatto con la realtà. Difendere i cittadini è la priorità, qui abbiamo investito tanto in prevenzione: 230 telecamere, droni, taser e cani anti-droga».
La sua frase sulle etnie che hanno una cultura del coltello è rimbalzata ovunque... 
«Una fotografia scambiata per frase razzista, ma non ho parlato di Paesi. C’è chi ritiene l’uso del coltello normale».
Lei amministra la città dal 2017. Com’è cambiata? 
«Abbiamo visto una grande crescita economica, tantissime persone arrivano a La Spezia dall’estero per lavorare. La qualità della vita è migliorata. Cambiano i valori, le famiglie mutano e mancano luoghi di ritrovo, per esempio non ci sono quasi più oratori. La cultura occidentale deve far capire come comportarsi».
Al governo Meloni cosa chiede? 
«Condivido i provvedimenti presi, come vietare le armi da taglio. Vorrei qualche potere in più per coordinarmi al meglio con le forze dell’ordine per controllare il territorio e contrastare le devianze».
Per le sue parole la sinistra l’ha crocifissa... 
«Dimostra di essere razzista, non ho citato nessuna razza e nelle liste in mio sostegno alle elezioni c’erano esponenti di tutte le comunità. Non prendo lezioni da figure che dimostrano di essere diseducative. Parlano di Costituzione e poi criticano un pensiero che non è stato espresso completamente».
Sul contrasto al crimine vi siete mossi in prima persona... 
«Prefetto e questore hanno aumentato sensibilmente le espulsioni sul territorio. Chi spaccia morte non deve stare in Italia».

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