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Montanari chiede a Schlein di epurare i riformisti

di Elisa Calessi lunedì 19 gennaio 2026

3' di lettura

 «Viviamo un clima irrespirabile», con «alcuni che si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare» e «invitano “i riformisti” a lasciare la casa che abbiamo fondato». A pronunciare questo j’accuse, durissimo, è stata Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, europarlamentare del Pd, da tempo voce critica - sempre alla luce del sole - dell’attuale segreteria. A scatenare lo sfogo sono stati due post di Tomaso Montanari, storico dell’arte, ma ormai soprattutto opinionista televisivo, il quale «da non iscritto e non votante», scrive Picierno, «vorrebbe decidere dal suo comodo divano di casa, chi deve essere del Pd e chino, e giù la democratica listetta di proscrizione con nomi e cognomi degli indegni non allineati». Il riferimento è a un post in cui Montanari, riprendendo una intervista di Marco Minniti in cui l’ex ministro annunciava il suo sì al referendum sulla separazione delle carriere, chiosava: «Marco Minniti è una certezza: sta sempre dalla parte opposta alla Costituzione, al diritto e ai diritti. Basta sapere cosa sostiene, per orientarsi: scegliendo la parte opposta». E poi: «Mi chiedo perché Elly Schlein non colga l’occasione di un Minniti disposto a farsi usare da Fdi per chiedergli gentilmente di andarsene dal Pd, che continua ad avere una parte assai numerosa di esponenti di primo piano che starebbe benissimo in Fi o in Fdi».

Seguiva un secondo post in cui Montanari si correggeva, precisando che Minniti non è un più del Pd e però, aggiungeva, l’Unione delle Camere Penali Italiane aveva ripreso il titolo dell’intervista dell’ex ministro dem «per conquistare voti “a sinistra” per il Sì». Quindi, dopo essersi rallegrato che almeno di «Minniti il Pd si è liberato», aggiungeva che «sarebbe più facile essere credibili se non ci fossero la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Graziano Delrio, Stefano Ceccanti e tanti altri esponenti del Pd a fare campagna per il Sì con Fratelli d'Italia. Ma aspetto fiducioso il whatsapp che mi dirà che anche loro non fanno più parte del Pd (magari con Gentiloni, Guerini e tutti i destro-renziani che smentiscono ogni giorno la linea della segrteria Schlein)».

Proprio quest’ultimo post ha innescato la reazione di Picierno la quale, prima di tutto, precisava di non stare facendo campagna per il sì, «mi sono limitata a scrivere quel che penso in poche righe che il mio amico prof Ceccanti ha letto al convegno “la sinistra che vota sì”, perché vi piaccia o no, esiste una sinistra che vota sì». Il punto su cui, però, Picierno si sofferma è un altro. E riguarda il «clima irrespirabile» che, dice, si respira da mesi nel Pd, con «alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano “i riformisti” a lasciare la casa che abbiamo fondato». Basta, dice Picierno, che chiede una risposta della segretaria: «Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza. Cara segretaria, che gli diciamo a Montanari? Che rispondiamo a Bettini, o a chi come loro pensa che il Pd debba essere la riedizione di Rifondazione Comunista, rimuovendo venti anni di storia? Tocca innanzitutto a te rispondere, prendere posizione, fare chiarezza e difendere la nostra comunità. Cosa ha da dire la segretaria del mio partito davanti alla criminalizzazione del dissenso, alle gogne mediatiche di questo nuovo ceto di aspiranti intellettuali che usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze?». A sera nessuna risposta era ancora arrivata. 

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