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Fatto Quotidiano: "Facebook censura il video di Barbero". Ma è una balla spaziale

venerdì 23 gennaio 2026

2' di lettura

Nuove frontiere delle bufale: il video di Alessandro Barbero in cui lo storico spiega perché voterà "No" al referendum sulla giustizia del prossimo marzo è stato "oscurato da Meta su Facebook", sottolinea il Fatto quotidiano con un misto di preoccupazione e indignazione. Motivo? "È troppo virale", spiega il quotidiano diretto da Marco Travaglio, ovviamente schierato a fianco dell'Anm contro il governo, la riforma Nordio e il fronte del Sì.

Peccato che subito in attacco del pezzo, vengano spiegate le vere ragioni della misura del gruppo guidato da Mark Zuckerberg: "La sua visibilità è stata ridotta sulle pagine che lo hanno pubblicato e ricondiviso dopo un fact checking che lo ha etichettato come 'Falso'. Il motivo per cui è stato sottoposto ad analisi? Era virale".

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Dunque, a rigor di logica e di lingua italiana, la questione va capovolta: la "censura" al video di Barbero, assai popolare sui social e novello testimonial del "No" (nonostante, per sua stessa ammissione, sia sempre stato lontano dai temi delicati e complicati come la giustizia) è partita come sempre da questioni tecniche, vale a dire la sua grande diffusione. Ma solo una volta finito sotto la lente di "fact chckers di terze parti", come sempre accade in questi casi, è stato giudicato "falso". Non per il suo essere virale, ma per il suo contenuto.

"Attraverso il video - si legge su Facebook - si potrebbe pensare che una vittoria del ‘Sì’ comporterebbe un aumento del potere del governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno a un modello fascista. Di fatto, contiene affermazioni che risultano fuorvianti". Un giudizio, questo, comprensibilmente non condiviso dal Fatto, schierato senza sé e senza ma con le toghe rosse. E in questo contesto, non stupisce il tono allarmato riguardo a questa "censura": perché verso il voto, ora, vale davvero tutto. Compresi i colpi bassi. Non quelli di "Meta", ma quelli di Barbero, Il Fatto & co.

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