Manca una manciata di minuti alle 18. I duri e puri abbandonano il corteo e puntano corso Regina Margherita: vogliono solo lo scontro. Maschere antigas e passamontagna coprono i volti, i caschi proteggono le teste. Scoppia qualche petardo. Si accendono fumogeni rossi. I miliziani dell’Askatasuna e i compagni giunti da mezza Italia e pure dall’estero aspettano che cali il buio prima di scatenare il caos. Spuntano scudi con sopra disegnate la stella rossa e la freccia dell’antagonismo: la guerriglia può cominciare.
Piovono bombe carta, petardi, fuochi d’artificio, razzi, sassi e bottiglie di vetro contro il cordone di agenti che sbarra l’accesso verso la sede del centro sociale sgomberato prima di Natale dopo trent’anni di illegalità. Gli idranti della polizia cominciano a pompare acqua e partono anche i primi lacrimogeni. L’aria si fa irrespirabile. I professionisti del disordine indietreggiano ma non lasciano il campo di battaglia. Anzi, scatta l’operazione barricate: i bidoni e i cassonetti dei rifiuti (ma il sindaco Lo Russo non aveva firmato un’ordinanza per il loro ritiro?) lasciati lungo il controviale vengono buttati in mezzo alla strada e incendiati per impedire alle camionette di avanzare. Tubi di metallo diventano mortai per alimentare gli scontri. Il contatto fisico è imminente.
E scatta poco lontano, dietro il Campus Einaudi. Sedie, tavolini e funghi riscaldanti, presi dai dehors dei locali, volano contro agenti e mezzi. Volano anche estintori di genovese memoria (il G8 del 2001, ndr) e piante sradicate dalle fioriere.
Ormai è devastazione. La polizia risponde con una carica e altri lacrimogeni. Scattano i primi fermi tra i “manifestanti” (a sera saranno una decina). Figli e sodali dell’Aska, però, non hanno alcuna intenzione di arrendersi.
SCENE SURREALI
Un celerino, Alessandro Calista, 29 anni, sposato con un figlio, in forza ai reparti di Padova, resta solo davanti ai giardini del Campus ed è preda del branco, abbattuto da una scarica di calci, pugni e persino martellate. È ricoverato alle Molinette di Torino ma senza il provvidenziale intervento di un collega sarebbe andata molto peggio.
Di nuovo fiamme rischiarano il buio di Torino, ma questa volta a finire inghiottito è un mezzo blindato della polizia dove via Sant’Ottavio incrocia corso Regina Margherita. «Ho avuto pauradi morire», dirà il poliziotto, sceso appena in tempo dal mezzo, al Tg4. Eppure, non è ancora finita. Campane di vetro e carrelli della spesa diventano le nuove barricate degli antagonisti per orchestrare altri blitz.
Sono quasi le 19.30, e dopo quasi due ore di guerriglia, nell’area più vicina al fu covo rosso finalmente sta tornando la calma. Gli scontri si spostano più lontano, nella zona della movida lungo la Dora e in corso Regio Parco, verso il Cimitero Monumentale. Ancora cassonetti a fuoco, ancora lacrimogeni, ancora sassaiole. Un primo bilancio parla di decine di feriti, almeno 18 tra le forze dell’ordine, ma è destinato a salire. Nel mirino dei violenti pure una troupe di Far West, il programma Rai condotto da Salvo Sottile, presa a sassate e costretta ad allontanarsi con la forza per impedire di filmare il caos. Nella giornata di venerdì, a dimostrazione dell’aria che tirava, la polizia aveva identificato 747 persone, controllato 236 veicoli e quattro voli aerei. Ieri mattina, invece, erano state fermate dieci persone - tre provenienti dalla Francia, otto dall’autostrada Torino-Milano e due in treno da Genova - perché cariche di maschere antigas, passamontagna, chiavi inglesi, coltelli, bombolette spray e bastoni. Ventiquattro i fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel comune di Torino, per un periodo variabile da uno a tre anni; dieci gli avvisi orali; sette i divieti di accesso alle aree urbane.
INFERMIERI E AVVOCATI
Piccole note di colore. I centri sociali, ieri, sono scesi in piazza con tanto di infermieri e avvocati personali. I primi, sulle spalle zainetti con agganciati flaconi di soluzione fisiologica e sulle braccia fasce catarinfrangenti, utili per farsi medicare dopo gli scontri. I secondi, invece, per provare a farsi tirare fuori dai guai. Erano contattabili via telefono e via chat. Ecco, in un volantino, le istruzioni: «Se durante la manifestazione vieni fermato, denunciato o hai qualsiasi problema legale, contatta l’Hub di Protezione. Prima di chiamare, verifica dove ti trovi, così da poter comunicare la posizione esatta. Segna questo numero da qualche parte perché se vieni portato in Questura, è probabile che ti venga tolto il telefono». A sera inoltrata, le strade della città sono un tappeto di macerie. Gli amici del Pd l’hanno violentata ancora. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, annuncia che il Comune si costituirà parte civile contro gli antagonisti. Troppo tardi.