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Torino, la procuratrice generale Lucia Musti: "Un'area grigia borghese sta con i violenti"

domenica 1 febbraio 2026

2' di lettura

Nel giorno delle terrificanti violenze al corteo pro-Askatasuna che ha messo a ferro e fuoco Torino, nel giorno del brutale pestaggio dell'agente 29enne Alesandro Calista, piove un intervento destinato a pesare come un macigno nel dibattito pubblico. La procuratrice generale del Piemonte Lucia Musti sceglie l’inaugurazione dell’anno giudiziario per lanciare un siluro contro quella borghesia colta, progressista che, a suo giudizio, finisce per coprire e legittimare i violenti. Un attacco frontale al fronte radical-chic che coccola i violenti. Il tutto mentre la città paga l'altissimo prezzo degli scontri e della furia distruttrice degli antagonisti.

Musti parla senza giri di parole di un’"area grigia colta e borghese" che tollera piazze "utilizzate come strumento di lotta". Un atteggiamento che, secondo la toga, non è semplice inerzia ma una responsabilità attiva. A questa parte della società, afferma, spetterebbe "svolgere una illuminata azione di deterrenza e di rispetto delle regole democratiche". Invece accade l’opposto.

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Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città costretta da tempo a una "limitazione della propria libertà di locomozione e di vita", blindata e tenuta in "scacco di pochi ma violenti facinorosi". Un quadro che nasce dall’intreccio tra centri sociali, anarchici, pro Pal e frange massimaliste, ma che affonda le radici anche nel ruolo dei cosiddetti "cattivi maestri", spesso insegnanti, capaci di influenzare i più giovani non solo nella strada ma anche nelle scuole.

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Nel mirino finiscono anche le famiglie, che "dovrebbero dialogare con le istituzioni". Al contrario, osserva la procuratrice, "assistiamo a genitori infastiditi dall'intervento dell'autorità giudiziaria", trasformandosi così in "modelli negativi per i propri figli". Il rischio è che le periferie urbane diventino vere e proprie "periferie dell’anima". Semplicemente nulla da aggiungere.

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