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Torino, agente preso a martellate? Avs-choc: il giorno dopo, le terrificanti parole di Grimaldi

domenica 1 febbraio 2026

2' di lettura

C'è chi non conosce vergogna. Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra, per esempio, vicecapogruppo alla Camera. Cresciuto a Vanchiglia, il quartiere di Torino dove si trovava Askatasuna. E Grimaldi, il giorno dopo gli orrori che abbiamo visto al corteo antagonista a sostegno del centro social sgomberato, si spende in considerazioni inquietati. Già, non gli è bastato vedere un poliziotto preso a martellate e a calci in faccia per frenare, per evitare di sostenere posizioni sconcertanti. E queste posizioni le sostiene in un'intervista a Repubblica.

Parlando del corteo, Grimaldi premette: "Andiamo con ordine. Oggi ho attraversato innanzitutto una Torino deserta perché in centro non si poteva accedere. Poi ho trovato una città piena di gente che applaudiva dai balconi a un corteo enorme, 50mila persone, in risposta alla militarizzazione voluta da un governo che progetta di cancellare tutti quei luoghi di alterità che esistono in Italia. Con Askatasuna negli anni spesso abbiamo discusso, non condividiamo le stesse pratiche. Ma è un luogo, come il Leoncavallo a Milano e Spin Time a Roma, che è parte di questa città e l’ha arricchita". Subito, insomma, toni concilianti, quelli usati dall'esponente di spicco della premiata ditta composta da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

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Quando gli ricordano che tutti stanno guardando il raccapricciante filmato del poliziotto massacrato mentre si trova a terra, Grimaldi risponde: "Quella scena ci disgusta, non doveva succedere e lo dico chiaramente a chi ha commesso quel reato: così si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza e di chi descrive Torino come il centro dell’eversione italiana, mentre invece sta diventando un laboratorio di repressione come sanno bene i No Tav e come abbiamo visto con il caso Shahin. Vogliono prendersi lo scalpo di Torino per via militare, magari per giustificare una prossima Minneapolis anche in Italia". Insomma, certo, la scena "disgusta". Ma tutto quel che segue è un distinguo, una farneticazione inaccettabile. Di fronte all'orrore subito dal poliziotto parla di "laboratorio di repressione", dunque la folle teoria sulla volontà di prendersi "lo scalpo di Torino per via militare". Con questi deliri Grimaldi soffia sul fuoco. E lo fa a caldissimo, dopo la vergogna a cui l'Italia ha assistito soltanto ieri, sabato 31 gennaio.

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Anche Repubblica, infatti, sussulta: "Addirittura Minneapolis e l'Ice?". Grimaldi non retrocede: "Credo che quel modello di repressione del dissenso sia quello che vuole questo governo, così come far diventare gli antifascisti come fossero i nemici numero uno di questo Paese. Ma dico una cosa ai movimenti: attenzione a non fare quello che la destra si aspetta, a cadere nelle provocazioni, a essere il nemico che loro vogliono". Semplicemente inascoltabile. Per ultimo, quando gli chiedono se è stato opportuno per Avs trovarsi in mezzo a quei balordi, a quei violenti, risponde senza esitazioni: "Non ci vergogniamo". Esatto: siete senza vergogna.

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