La prima certezza del primo giorno post-leghista di Roberto Vannacci è che si terrà ben stretta la poltrona da europarlamentare. Che va bene tutto, ma insomma, il bonifico mensile da Bruxelles non è roba da buttar via. Soprattutto se c’è un partito da costruire partendo da zero. La giustificazione è quella di tutti i parlamentari che hanno cambiato casacca in corso: «Lo dice la Costituzione. Il mandato è in capo all’eletto, non in capo al partito». Così come ordinarie sono le altre dichiarazioni sul suo addio alla Lega, rilasciate a Realpolitik su Rete4: «È un taxi che ha cambiato direzione»; «non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità»; «da vicesegretario non mi è stata data la possibilità di incidere». Francamente ci aspettavamo di meglio, da uno che anche ieri si è sobriamente paragonato a Charles De Gaulle: «Mi piacerebbe fare qualcosa di simile a quello che ha fatto lui in Francia».
Così come di meglio ci si aspettava dai primi arruolati in Futuro Nazionale. I volti più noti al grande pubblico, al momento, sono quelli dell’ex leghista Mario Borghezio (che ha già mollato Patto per il Nord al quale si era avvicinato solo pochi mesi fa) e del “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini. Ai quali potrebbe presto aggiungersi il fondatore del Popolo della famiglia, Mario Adinolfi e il movimento Indipendenza di Gianni Alemanno. Roba nuova, insomma.
In Parlamento il primo ad aderire al partito di Vannacci è stato Emanuele Pozzolo, ex Fratelli d’Italia noto per il colpo di pistola partito accidentalmente la notte del capodanno 2024, che ferì un uomo della scorta di Andrea Del Mastro. Fatti per i quali Pozzolo è stato condannato in primo grado a un anno e tre mesi per porto illegale di arma da fuoco. Sempre in Parlamento dovrebbero presto annunciare l’addio alla Lega Edoardo Ziello e Rossano Sasso (gli organizzatori della conferenza stampa con CasaPound, disconosciuta dai vertici del Carroccio). Più complicata la posizione di Domenico Furgiuele che scioglierà le riserve entro venerdì, ma che sarebbe orientato a restare fedele a Salvini e alla Lega che lo ha portato alla Camera.
Poi c’è Massimiliano Simoni, unico consigliere leghista eletto in Toscana (pure lui si terrà ben stretta la poltrona). In Veneto sono attese le adesioni a Futuro nazionale del consigliere regionale leghista Stefano Valdegamberi e dell’ex consigliere di Fratelli d’Italia (oggi sindaco di Albettone, in provincia di Vicenza) Joe Formaggio. Chi ha già aderito, invece, è il sindaco di Pennabilli (Rimini) Mauro Giannini, che ieri era a Modena ad ascoltare l’ex generale sfoggiando una felpa nera della Decima Legio. Il tutto coordinato dal centro studi “Rinascimento Nazionale” guidato da Luca Sforzini. Eccole qui le Sturmtruppen di Vannaci. Resta un rebus capire chi della composita galassia della destra aderirà al progetto di Vannacci, che al momento è stato accolto in maniera piuttosto fredda.
E in Lega che succede? Dalle parti di via Bellerio si respira aria buona. Contrariamente alle ricostruzioni di un Carroccio a pezzi e nel panico per l’uscita di Vannacci, le truppe leghiste sono più cariche che mai, pronte a dimostrare che la Lega c’era prima di Vannacci e ci sarà anche dopo. Probabilmente più forte. Matteo Salvini a chi gli chiede dell’ex alleato, sfoggia un bel sorriso e spiega: «Non ho tempo da perdere con i bisticci, oggi è una bella giornata». E ancora: «Per me il capitolo è chiuso. Ho la tessera della Lega dal ’91, ne ho visti tanti che non hanno mantenuto la parola. Per Vannacci dispiace umanamente, ma non preoccupa. Gli abbiamo spalancato le porte - spiega il vicepremier -. Il ringraziamento è stato “mi tengo il posto”. Mi spiace solo che Vannacci occupi un posto che gli elettori avevano destinato alla Lega. Però non è il primo che fa questo in politica e non sarà l’ultimo. Quindi amen, finito, capitolo chiuso. La Lega è la Lega. C’è, ed oggi è più forte». Tanto che «le tessere da ieri a oggi sono aumentate di almeno un migliaio. Non porto rancore. Io mi tengo ben stretta la mia comunità».
Più ermetico su chi prenderà il posto di Vannacci alla vicesegreteria del partito. In ballottaggio, secondo i rumors, ci sarebbero Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. «Deciderà il segretario federale», taglia corto Salvini.