"Da quando c'è il governo Meloni, con questo decreto sicurezza sono stati introdotti oltre 50 nuovi reati e più di 57 aggravanti, per un totale che sfiora i 500 anni di carcere. Una deriva repressiva senza precedenti che non ha prodotto alcun risultato concreto": questa la reazione di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, all'approvazione del dl sicurezza in Cdm. Un pacchetto di norme volte a garantire maggiore sicurezza nel Paese soprattutto alla luce degli eventi violenti alla manifestazione pro-Askatasuna a Torino lo scorso sabato.
Bonelli prosegue dicendo che i reati "sono aumentati". Poi, definisce questo provvedimento "un decreto fumogeno che serve solo a nascondere agli italiani la realtà: sulla sicurezza il governo Meloni ha clamorosamente fallito, mentre la microcriminalità continua ad aumentare. Io sono per vietare il possesso di tutte le armi non solo i coltelli". E ancora: "Il governo non fa ciò che sarebbe davvero necessario: aumentare gli organici e i presìdi delle forze di polizia, garantire un reale riconoscimento economico a chi lavora ogni giorno per la sicurezza dei cittadini, potenziare gli strumenti investigativi per contrastare la microcriminalità e quella organizzata. Non c'è nessun investimento sulle infrastrutture sociali, educative, sportive e culturali delle periferie, che vengono lasciate nella povertà e nello sbando, alimentando disagio e insicurezza. Il fermo preventivo basato sul cosiddetto 'legittimo sospetto', soprattutto in relazione alle manifestazioni, ci riporta indietro alla stagione degli anni di piombo e rappresenta un grave vulnus al diritto costituzionale di manifestare".
A dire la sua anche il leader di +Europa Riccardo Magi: "Altro che garantismo e giusto processo di cui si riempiono la bocca quando parlano di separazione delle carriere: le garanzie costituzionali le stanno smontando a colpi di decreti e leggi speciali, in nome di una presunta ragion di Stato per cui ogni intervento autoritativo sarebbe giustificato, corrodendo sempre di più la separazione tra potere esecutivo e giurisdizionale". Parlando del fermo preventivo, invece, aggiunge: "Mettere questo potere nelle mani dell'autorità di pubblica Sicurezza, quindi dell'esecutivo, peraltro con lo scudo penale, è tipico dei regimi illiberali. Si tratta di un pericoloso salto di qualità nella svolta repressiva che questo governo vuole imprimere al paese, soprattutto in una fase storica in cui il mondo ci dimostra che gli eccessi del potere rappresentano il principale rischio per la tenuta della democrazia, che è sempre più fragile di quanto ci aspetti".
A puntare il dito pure la deputata di Azione, Daniela Ruffino: "Azione valuterà senza pregiudizi il pacchetto Sicurezza del governo. Prima ancora del merito sui singoli provvedimenti, colpisce la filosofia, l’impostazione di fondo delle misure. Il governo continua a inseguire l’emergenza così come viene proposta dalle cronache, ma è del tutto assente dal lato della prevenzione. Come sarebbe finita l’adunata di Torino era noto a tutti tranne forse al ministro Piantedosi. Puntare tutto sulle misure repressive senza il giusto mix con la prevenzione degli incidenti rischia solo di ingolfare il codice penale con nuove fattispecie di reato ma non impedisce la loro commissione in assenza della prevenzione".