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Alle Olimpiadi sta cominciando una nuova epoca

di Mario Sechi domenica 8 febbraio 2026

2' di lettura

Le Olimpiadi sono una sfida nella sfida, oltre lo sport, c’è la competizione tra le nazioni, la partita geopolitica del soft power. L’Italia la sta giocando con le sue qualità e l’inizio è ottimo: arrivano le vittorie degli atleti, le medaglie e i riconoscimenti per l’organizzazione.

Sono sempre i dettagli, gli elementi dell’immaginario popolare, a svelare le crisi delle leadership e delle alleanze, i cambi d’epoca, la fine di una fase storica e un nuovo inizio.

I Giochi sono l’arena dove si scontrano culture opposte: l’elegante cerimonia d’apertura di Milano-Cortina 2026 in Francia ha acceso un polemico confronto con la bruttura “woke” delle Olimpiadi di Parigi e a Emmanuel Macron s’è scomposta la parrucca, tanto da indurlo a burlare online sulla Gioconda che ammira la squadra francese quando entra nello stadio di San Siro. Sono i soliti bricolage di Macron: in caduta libera in casa, con governi che scadono come lo yogurt, spiazzato dall’intesa tra Italia e Germania siglata a Roma qualche giorno fa tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz, “Le President” fa i capricci. Non partecipa all’apertura dei Giochi a Milano - nessuno se ne accorge e non si segnalano crisi depressive per la sua assenza - e si trasforma nell’influencer dell’Eliseo che fa l’agent provocateur con il capolavoro di Leonardo da Vinci, custodito nel Museo del Louvre. Custodito? Visti i precedenti, sono un ottimista.

L’altro elemento che segnala un cambio d’epoca è la forte presenza americana ai Giochi, con il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, è il segno di una relazione stretta tra Roma e Washington. Vance è descritto dalla stampa progressista come un «barbaro» in autocolonna burina, accompagnato dai fischi, un reietto. È il racconto auto-consolatorio del piccolo establishment politico-editoriale che ha perso la sua influenza, non legge e non sa. Vance fa parte di un’élite rivoluzionaria che spazia dalla cultura all’hi-tech, ha scritto un bestseller, “Hillbilly Elegy”, che rappresenta uno dei migliori libri per capire la crisi del sogno americano, di cui proprio la sua straordinaria ascesa rappresenta la fiammella della speranza.

Le sinistre di carta sono in piena crisi isterica, Macron fa giochini, i nostri Giochi vanno alla grande.

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