Caro Direttore, consenta di svolgere alcune riflessioni riguardanti le possibili implicazioni future della scissione dalla Lega messa in atto da Vannacci. Il punto di partenza è costituito da una constatazione: Putin non ha alcuna intenzione di fare una pace ragionevole con l’Ucraina. O nella sostanza Zelensky si arrende, o continua la guerra. La conseguenza di questa scelta è quella di una guerra ibrida volta specialmente a disintegrare l’Unione Europea, sostenendo le forze più di destra che sono anche le più filo-putiniste ed esercitando il massimo di contrapposizione a quelle che sostengono in modo più coerente Zelensky e l’Ucraina. La guerra ibrida mette in campo una quantità notevole di strumenti che vanno dalla cibernetica alla cleptocrazia (acquisizione per via monetaria di leader politici, partiti, giornali, diplomatici, addirittura, come è avvenuto in Inghilterra, anche di squadre di calcio fino all’utilizzazione di Epstein). In questo quadro da parte russa c’è una grande attenzione nei confronti delle varie nazioni europee, e fra esse l’Italia.
Sembra evidente che Putin non gradisce in modo assai netto né le posizioni del presidente della Repubblica Mattarella, né quelle della premier Meloni. A sua volta il ministro degli esteri Lavrov ha espresso la sua insofferenza nei confronti del suo omologo italiano Tajani. Ciò detto è possibile che le cose siano ancora più complicate di come si sono manifestate nelle recenti sedute del Parlamento con il voto differenziato dei tre parlamentari vicini a Vannacci che hanno votato la fiducia al governo e poi contro la legge che rifinanzia l’Ucraina (stando in buona compagnia con i parlamentari del M5S, di Sinistra e Verdi). Da sempre Salvini ha manifestato la sua simpatia per Putin, e anche la sua contrarietà all’invio di armi alla Ucraina, però quando si è trattato di votate in Parlamento, egli ha dato sempre la priorità alla tenuta del governo e anche alla prevalenza su questo tema delle competenze ministeriali da parte della premier Meloni, del ministro della Difesa Crosetto e del ministro degli Esteri Tajani. Su questo punto fondamentale hanno certamente esercitato una influenza i presidenti di Regione Fontana, Zaia e Fedriga. È possibile, non certo, che nel futuro in Putin prevalga una sorta di scelta per ciò che riguarda l’Italia verso il “tanto peggio tanto meglio”.
Visto l’Atlantismo e l’Europeismo del governo Meloni meglio favorire alle prossime elezioni, attraverso la netta separazione della lista Vannacci la vittoria di un campo largo dove, a parte la minoranza dei riformisti del Pd, gli altri sull’Ucraina o sono molto tiepidi come la maggioranza del Pd guidata dalla Schlein, o sono esplicitamente filo-putinisti come Conte, o comunque contrari a qualunque sostegno militare alla Ucraina come Fratoianni e Bonelli. Il futuro ci dirà quali di queste posizioni verranno scelte dai russi. A tutto ciò va aggiunto un altro elemento: oggi l’Italia è sotto pressione da due altri punti di vista. L’Anm non perdona al governo di avere approvato una legge che conferma, anzi accentua l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, ma che riduce drasticamente il potere dei 50 cacicchi (i vertici delle correnti di Anm) che da sempre esercitano il potere di vita e di morte su 9000 magistrati. Su un altro versante c’è un movimentismi che pratica in modo sistematico la guerriglia urbana concentrata contro le forze dell’ordine (pro-Pal, centri sociali, anarchici, black-bloc) che stanno usando mezzi d’attacco che possono provocare da un momento all’altro anche un morto. Solo gli ingenui e i falsi ing