Christian Raimo
Di questi tempi già il fatto che una scuola celebri il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, rende sospettoso e livoroso il carrozzone dell’antifascismo retorico. Se poi lo fa con gli studenti che intonano una canzone della Compagnia dell’Anello capite bene che c’è da far rabbrividire d’orrore i vigilantes del carrozzone medesimo. Stavolta è Christian Raimo, sul Domani, a lanciare l’allarme perché nella scuola media Galileo Galilei di Chioggia hanno cantato lo scorso 10 febbraio il brano “Di là dall’acqua”. Prima di riportare le strofe della canzone (che è del 1996) è bene ricordare che Raimo è un signore che per difendere le gesta degli amici di Ilaria Salis ha detto in tv che bisogna picchiare i «nazisti», ha detto che il ministro Valditara è un «lurido», un bersaglio da colpire come la «morte nera». Sospeso per tre mesi dall’insegnamento per le sue frasi vergognose, è stato difeso dai compagni in nome della libertà d’espressione.
La stessa che ora Raimo vuole conculcare nella docente colpevole della scelta del brano, e che magari vedrebbe bene a Piazzale Loreto in una sorta di rito purificatorio. Ora veniamo al testo della canzone Di là dall’acqua che, come ha detto il sindaco di Chioggia, è solo «un racconto poetico dell’esodo istriano». Eccolo: “Nave che mi porti sulla rotta istriana, /nave quanti porti hai visto, nave italiana,/nave che attraversi il golfo di Venezia,/agile vai avanti anche solo per inerzia/Portami veloce sulla costa polesana,/corri più in fretta come una volpe verso la tana,/e tu signora bella non sarai più sola:/danzeremo insieme nell'arena di Pola./ Ascolta in silenzio la voce delle onde/ ti porterà sicura verità profonde /perché in Istria non ti sembri strano:/anche le pietre parlano italiano,/anche le pietre parlano italiano./Siamo nel Quarnaro e sempre più vicini/solo ci circonda la danza dei delfini./E poi Arbe e Veglia ci guardano passare,/anche dopo cinquant'anni non si può dimenticare./Ascolta in silenzio la voce delle onde Ti porterà sicura verità profonde/perché in Dalmazia non ti sembri strano:/anche le pietre parlano italiano,/anche le pietre parlano italiano./Nave che mi porti sulla rotta di Juenger,/nave quanta gente è scappata da Fiume/pensa agli stolti che in televisione chiamano Dubrovnik Ragusa la bella”. Come si può facilmente constatare non ci sono i contestati richiami al Ventennio citati nella gazzarra inscenata ieri da Cgil e Pd (tramite il consigliere regionale dem Jonatan Montanariello che invoca provvedimenti immediati da parte della Regione). La canzone fa parte da allora del repertorio del gruppo la Compagnia dell’Anello che l’ha eseguita anche all’auditorium di Chioggia nel 2008. I bambini della scuola media Galilei stavano preparando la canzone per le celebrazione del 10 febbraio dallo scorso ottobre quindi è difficile immaginare che i genitori non sapessero nulla.
Non solo ma anni addietro altre scuole avevano utilizzato la canzone Di là dall’acqua, che venne cantata dal coro di giovani studenti nel 2012 nel plesso scolastico di Musile di Piave. Il brano ha fatto da sottofondo a un servizio di Rai2 sul Giorno del Ricordo in cui era presente una Giorgia Meloni non ancora premier (era il 10 febbraio del 2022) che canticchiava il ritornello. Dunque testo e musica ampiamente “sdoganati”. Come la band La Compagnia dell’Anello, del resto, che il critico musicale Donato Zoppo ha giudicato non incline a un “becero superomismo” semmai a incursioni nell’immaginario celtico e nell’Europa medievale, avendo come impianto musicale un folk rock planante nel rock progressivo più etereo. Mario Bortoluzzi, voce del gruppo, è stupito dalla polemica: «Noi suoniamo da cinquant’anni e nasciamo all’interno delle organizzazioni giovanili del Msi, un partito in Parlamento dal 1948. Non erano certo un bacino di terroristi. C’è molta malafede, volontà di strumentalizzare. Per noi c’era solo la volontà di non cancellare la memoria. La canzone è utile per ripercorrere la storia della Dalmazia, che è prima romana, poi veneziana, quindi italiana. Dirlo non è una cosa fascista, è solo una cosa vera».