Per mesi la sinistra pro-Pal italiana è scesa in piazza invocando la pace a Gaza e in Palestina. Manifestazioni e comizi per chiedere al governo italiano di fare qualcosa, di partecipare attivamente alla costruzione del cessate il fuoco, di contribuire a dare un futuro al Medio Oriente. E ora che quella stabilità, pur incerta e fragilissima, sembra poter essere alle porte, il dietrofront.
Il catenaccio delle opposizioni in Parlamento sul Board of Peace ha convinto Giorgia Meloni della bontà dei suoi sospetti. "Decisamente, non hanno le idee chiare. Per mesi ci hanno detto che la pace in Medio Oriente era una priorità, e ora ci chiedono di non partecipare — senza vincoli — alle discussioni sull’implementazione del piano di pace, quando mezza Europa lo fa", è lo sfogo della premier nel suo studio, riportato da un retroscena di Marco Galluzzo sul Corriere della Sera.
"Forse la Palestina, ora che non è più utile alla campagna elettorale, non è poi così importante per loro. Ma lo è per noi, che siamo contenti del mandato del Parlamento a partecipare come osservatori e faremo quello che possiamo per costruire la pace e la prospettiva dei due Stati", le parole con cui la premier avrebbe commentato il voto e le dichiarazioni di martedì alla Camera sul BoP.
Secondo il Corsera, il presidente del Consiglio sarebbe stato convinto dalle analisi e dalle valutazioni della nostra diplomazia sulla necessità di partecipare anche solo come osservatori all'organismo ideato da Donald Trump, con sei valide ragioni.
La prima, l'obiettivo di chiudere i due anni di guerra a Gaza e la questione palestinese. La seconda, la possibilità di disarmare Hamas una volta per tutte e, insieme, costringere Israele a trattare con i Paesi arabi della regione. E ancora:ottenere effetti benefici anche per il corridoio commerciale che va dall'Atlantico all'India. Quinto motivo, di natura geopolitica: imbarcare Paesi che di solito guardano a Cina e Russia come riferimenti e di conseguenza potenziare organismi come il G20. Infine, la ragione più importante per l'Italia, ridisegnare il destino del Mediterraneo orientale e non lasciarlo in mano ad altri paesi.