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Elly Schlein, i frondisti del Pd la smontano con un video

di Roberto Tortora martedì 24 febbraio 2026

2' di lettura

I leader del centrosinistra tutti uniti, per una sera, a Roma Ostiense. Il punto d’incontro è il “Vinile” di via Libetta e l’occasione è l’aperitivo di battesimo di Rinascita, la storica rivista del Pci, fondata da Palmiro Togliatti, che tornerà online a inizio marzo, sotto la guida di Goffredo Bettini. Farà da cassa di risonanza del campo largo. E c’è ovviamente anche lei, Elly Schlein, che arriva con il sindaco di Roberto Gualtieri, sorriso largo e passo sicuro. Ma sa benissimo che quella platea può trasformarsi, col tempo, in un ostacolo politico. Sul palco, accanto al “sacerdote” della resurrezione, c’è Andrea Orlando. In platea, silenzioso ma non troppo, Massimo D'Alema. Tutti ex-sponsor della segretaria PD.

Tutti, oggi, potenziali azionisti di un’alternativa. A lei. Elly Schlein però non si scompone. Anzi. Cappotto lungo al posto dell’eskimo militante, jeans a vita alta, scarpe nere col tacco. Addio sneakers barricadere: la nuova immagine parla chiaro. Meno centro sociale, più Palazzo Chigi. Nei corridoi dem lo notano tutti. E il messaggio è altrettanto evidente: la leadership non si mette in discussione. Quando - ricostruisce Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera - sul maxi-schermo scorrono i video dei possibili competitor — tutti rigorosamente maschi, come maschile è la dirigenza riunita — Schlein mantiene il sorriso e ribadisce la linea: “Se guardiamo a quello che abbiamo fatto in questi anni possiamo vedere i passi avanti rispetto al 2022. Non è ancora sufficiente però. Non vogliamo e non dobbiamo costruire un’alleanza contro Meloni e le destre, ma un’alleanza sulle cose che vogliamo fare insieme per questo Paese. Non si vince soltanto mettendo insieme delle forze”.

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Solita musica? Bettini prova a rassicurare tutti: “Il leader lo troveremo, forse col metodo più schietto e vero, le primarie democratiche”. Tradotto: calma, si voterà. D’Alema però non molla: “Noi pensionati un contributo possiamo ancora darlo”. E Franco Carraro, scuotendo la testa, sentenzia: “Il problema della sinistra è che discute troppo”.

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