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D'Alema da Augias, "prendevamo soldi ma eravamo diversi"

martedì 24 febbraio 2026

2' di lettura

Il mito della sinistra brava, buona e onesta è duro a morire, nonostante storia e cronaca di questi decenni abbiano contribuito ad abbattere gli slogan del fu, orgogliosissimo, Partito comunista. Non era più quello di Togliatti né di Berlinguer, il Pci degli anni Ottanta poi annacquatosi in Partito democratico della sinistra, e certo la caduta del Muro prima e lo scandalo Tangentopoli poi hanno contribuito a ridisegnare l'immagine dei progressisti. Eppure, a sentire Massimo D'Alema, loro sono sempre più puri degli altri, diversi. Migliori.

"Sì, prendevamo soldi, la Democrazia cristiana dagli Usa, noi del Pci dall’Unione Sovietica, ma il sistema di finanziamento ai partiti è andato in crisi quando si è diffuso un sistema di corruzione personale, noi eravamo diversi, non prendevamo per noi", rivendica con candore Baffino, ospite dell'amico di tante battaglie Corrado Augias a La Torre di Babele, su La7.

Il suo interlocutore annuisce, soddisfatto. D'altronde la tesi dei "ladri per sé" contrapposti ai "ladri per un ideale" riscalda l'animo a tanti e dà l'illusione di poter occupare un posto d'onore nella politica italiana. Come ricorda anche il Secolo d'Italia, in realtà, la storia delle tangenti rosse non è stata ancora scritta per intero e forse mai lo sarà. E su quelle vicende si staglia la figura enigmatica di Primo Greganti, il potentissimo "Compagno G", che gestiva il celebre "conto Gabbietta" in Svizzera ma che non disdegnava di tenere per sé centinaia di milioni della maxi-mazzetta del gruppo Ferruzzi per comprarsi un appartamento a Roma. Chissà, forse anche a lui si riferiva il capo del pool di Mani Pulite: "Volevamo abbattervi tutti, mi disse Di Pietro, ma voi eravate un osso duro", ricorda ancora D’Alema, quasi con nostalgia.

D'Alema e Tangentopoli, guarda qui il video di La torre di Babele su La7

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