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La Ue è assente, Meloni organizza l’intesa a quattro

Nasce il coordinamento militare tra le potenze europee Preoccupata per la reazione turca, la premier parla con Erdogan: i due si terranno in stretto contatto
di Fausto Carioti sabato 7 marzo 2026

3' di lettura

La speranza, anche a palazzo Chigi, è che abbia ragione Donald Trump quando dice che nello Stretto di Hormuz «è tutto sotto controllo» e che la quotazione del petrolio «salirà un pochino nel breve termine, per poi scendere a prezzi più bassi di sempre». Nell’attesa, però, la prudenza consiglia agli europei di prepararsi per scenari peggiori e fare squadra.

Anche tra leader che non sono amici per la pelle. Così ieri Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno deciso di creare un gruppo permanente di consultazione. È stata la premier italiana a organizzare la telefonata tra i quattro, e al termine, da Londra, hanno fatto sapere che c’è piena intesa «sulla necessità di coordinarsi strettamente» sulla situazione nel Golfo Persico. In sostanza è stato attivato il «formato European Four», o «E4», come si dice nel gergo diplomatico. I leader dei principali Paesi europei saranno in collegamento costante, riunioni e videoconferenze saranno all’ordine del giorno. Per iniziare, fanno sapere da Downing Street, il quartetto ha condannato «i gravi attacchi dell’Iran» e Starmer ha aggiornato i colleghi «sulle misure difensive adottate dal Regno Unito negli ultimi giorni per proteggere e rafforzare i partner nella regione».

Tutti d’accordo pure sul fatto che «nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno fondamentali un’intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare», anche riguardo a ciò che sta accadendo in Libano. Il quartetto, inoltre, ha fatto sapere di avere accolto «con favore» l’aiuto offerto da Volodymyr Zelensky sulle tecnologie per l’intercettazione dei droni iraniani, delle quali l’Ucraina, suo malgrado, è diventata esperta. I droni Shahed (“Martire della fede”), lanciati dall’esercito di Mosca contro Kiev, arrivano infatti dal Paese degli ayatollah. L’esercito ucraino è interessato all’ultima generazione di missili intercettori Patriot Pac-3, prodotti negli Stati Uniti, e dispone di droni in grado di distruggere - a basso costo - quelli iraniani: Zelensky spera in uno scambio. La “cabina di regia” ristretta è anche un modo per sopperire all’evanescenza dell’Unione europea.

Ognuno attiva i propri canali. Meloni, prima di confrontarsi con i tre colleghi europei, ha avuto una conversazione telefonica col presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Da palazzo Chigi riferiscono che la premier ha espresso solidarietà e vicinanza alla Turchia, definita «partner strategico dell’Italia e alleato Nato», a fronte «dell’ingiustificabile attacco missilistico di cui è stata oggetto». Nei giorni scorsi, infatti, un missile balistico è stato lanciato dall’Iran verso la Turchia, ed è stato intercettato dalle difese della Nato nel Mediterraneo orientale. La Turchia è uno degli attori principali della regione e possiede importanti capacità diplomatiche e militari: prescindere da Erdogan è impossibile. Soprattutto, l’entrata in guerra di Ankara avrebbe effetti su tutti i Paesi Nato, perché un’aggressione iraniana sul territorio turco farebbe scattare l’articolo 5 della Nato, che prevede l’obbligo di difesa collettiva da parte dei membri dell’alleanza. Lo stesso potrebbe avvenire se fossero attaccate le basi militari del Regno Unito a Cipro, isola che peraltro è “coperta” dall’articolo 42 del trattato Ue, che in caso di azione armata obbliga gli altri Stati dell’Unione a fornire «aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso». Chiaro, quindi, che Meloni abbia voluto capire come Erdogan intenda rispondere all’atto ostile iraniano, perché la reazione di Ankara potrebbe avere conseguenze sull’Italia. Anche in questo caso, fanno sapere dalla presidenza del Consiglio, i due leader «hanno concordato di mantenersi in stretto contatto». Antonio Tajani non nasconde che la preoccupazione per Cipro è molto alta. «Attaccare un Paese europeo sarebbe un atto gravissimo e inaccettabile», ha detto intervistato da Sky Arabia. «Non è un caso», ha spiegato, «che siano state inviate da mezza Europa navi militari attorno all’isola. Quindi l’Iran non tocchi l’Europa».

Tra quelle navi c’è la fregata missilistica italiana “Federico Martinengo”, partita ieri da Taranto con 160 uomini a bordo. L’altro timore del governo riguarda il costo dell’energia. Tutto dipende da quanto durerà la guerra. «Le ripercussioni per quanto riguarda il petrolio e il gas si avranno fra un mese», dice il ministro degli Esteri, «non ora. Adesso ci sono soltanto speculazioni internazionali per far aumentare il prezzo». È iniziata una corsa contro il tempo, dunque. «Bisogna fare in modo che Hormuz venga riaperto, che i Paesi produttori di petrolio possano continuare a farlo in libertà e senza essere costretti a difendersi da droni e missili lanciati da Teheran», avverte il titolare della Farnesina.

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