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Puglia, buco da mezzo miliardo nella sanità: rischio-default, il Pd pronto alla stangata fiscale

di Simone Di Meo mercoledì 11 marzo 2026

3' di lettura

L’odore di bruciato nei conti della sanità pugliese arriva fino ai palazzi romani, dove ieri si è consumato il primo atto di un dramma contabile da quasi mezzo miliardo di euro. Non è più una questione di decimali, ormai, ma di sopravvivenza finanziaria: il disavanzo oscilla tra i 380 e i 450 milioni, una voragine che minaccia di scardinare l’architettura stessa del bilancio regionale. L’assessore alla Salute Donato Pentassuglia si è presentato al cospetto dei tecnici dei Ministeri di Salute ed Economia per iniziare l’operazione verità, un’analisi ai raggi X che si concluderà ufficialmente il 30 aprile, data di scadenza per la presentazione dei consuntivi 2025. Per rimettere in asse la Puglia, però, servono subito tra i 300 e i 370 milioni di euro di coperture fresche.

La geografia del rosso ha un centro di gravità permanente: l’Asl di Bari. Il feudo elettorale degli ultimi due governatori, Michele Emiliano e Antonio Decaro, ha archiviato l’anno delle elezioni regionali— quelle che hanno confermato il centrosinistra alla guida della Puglia — con un buco di 210 milioni di euro. Una cifra che, sommata ai 67 milioni di Brindisi e ai 60 di Foggia, compone un mosaico di perdite che supera i 337 milioni, oltre la metà dell’intera falla regionale. Al netto, ovviamente, delle altre province.

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Davanti a questi numeri, la politica pugliese si trova a un bivio obbligato: o si tagliano i servizi o si mettono le mani nelle tasche dei cittadini. Pentassuglia, parlando dell’aumento dell’Irpef, ha rotto il tabù che aleggiava negli uffici di via Capruzzi: «Ci può essere anche questa come opzione perché lo dice la norma: quando non hai coperture, devi toccare le addizionali. Non siamo né per tagli lineari, né per aggredire tutti sistematicamente». L’ipotesi è quella di un prelievo sulle fasce di reddito più elevate. Attualmente, l’addizionale regionale pugliese è strutturata su aliquote progressive che vanno dall’1,33% per i redditi minimi all’1,85% per chi supera i 50.000 euro. L’idea sarebbe quella di forzare la mano sugli scaglioni più alti, trasformando i contribuenti facoltosi nell’ultima linea di difesa contro il default sanitario.

Il cortocircuito nasce da un’aritmetica che non perdona. Se il Fondo sanitario nazionale cresce solo dell’1%, i costi di gestione della macchina regionale galoppano al 4%. Una discrepanza che da sola vale 250 milioni di squilibrio. Pentassuglia ha spiegato così l’origine del dissesto: «Il fatto è che i costi sono riconosciuti al 4,6%, ma restituiti all’1%. Quindi abbiamo un 3,6% in meno. A questo si aggiungono i 250 milioni di euro di mobilità passiva, i 20 milioni della legge 210 e 30 milioni di investimenti».

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Le risorse extra inviate dallo Stato, circa 100 milioni, sono state immediatamente polverizzate dall’esplosione della spesa per i farmaci e dal costo del personale. Le opposizioni, però, non credono alla tesi degli imprevisti e parlano di una gestione fin troppo allegra della sanità. I consiglieri regionali di Forza Italia hanno puntato il dito contro il silenzio dei mesi scorsi: «La sanità copre circa l’80% del bilancio regionale e ci domandiamo: un buco del genere è esploso all’improvviso? Come mai fino ad oggi nessuno ha parlato? È incompetenza, sciatteria o intenzione di nascondere la polvere sotto il tappeto fino alle ultime elezioni regionali?». Ancora più bellicosa la posizione di Fratelli d’Italia, pronta alle barricate per impedire il salasso fiscale.

Il capogruppo Paolo Pagliaro invoca una seduta monotematica e denuncia sprechi che gridano vendetta: «Il governo Decaro dovrà affrontare questi debiti, ma non pensi di mettere le mani nelle tasche dei pugliesi aumentando addizionale Irpef. È incredibile pensare di strozzare ancora i cittadini quando ci sono sprechi enormi nella sanità e sono sotto gli occhi di tutti». Macchinari nuovi lasciati a prendere polvere nei magazzini, manutenzioni milionarie e i continui “viaggi della speranza” dei pugliesi che scelgono di curarsi fuori regione — gonfiando la mobilità passiva — completano il quadro di una sanità che ora attende il verdetto di aprile per capire se e quanto costerà ai cittadini restare a galla. Tanto a pagare son sempre loro, quelli che si son fidati dei “bravi” amministratori.

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