Tra i dem sarebbe già partito un piano per mettere ai margini l'eurodeputata del Pd Pina Picierno, che non sarebbe granché gradita ai vertici del Partito, a partire dalla segretaria Elly Schlein. Lo scrive Maria Teresa Meli in un retroscena sul Corriere della Sera. Il piano partirebbe tutto dall'Europa, dove in genere a metà legislatura popolari e socialisti valutano se sia necessario fare una staffetta. In sostanza, se all’inizio della legislatura il presidente dell’Europarlamento è un popolare, a metà legislatura si elegge un socialista e viceversa. Dunque, se Roberta Metsola andasse via, con lei andrebbero via tutti i suoi vice, inclusa la Picierno.
In campo, secondo quanto riportato dalla Meli, sarebbe sceso anche il presidente dell’eurogruppo Pd Nicola Zingaretti, che in questi giorni starebbe incontrando tutti i gruppi dei socialisti e democratici. E la Schlein non starebbe ostacolando l’operazione. Intanto, da Roma il sindaco Roberto Gualtieri, che ha mantenuto buoni rapporti con buona parte dell’Europarlamento dopo i dieci anni da eurodeputato, si starebbe esponendo in favore della candidatura di Zingaretti. A quel punto, il posto del presidente dell’eurogruppo Pd potrebbe essere preso da Irene Tinagli.
Le crepe tra la Picierno e una parte del Pd si sono allargate ancora di più dopo l'annuncio della dem sul referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. A differenza dei suoi compagni, la Picierno, così come tutti i riformisti, voterà Sì. E a spiegare il motivo è stata lei stessa nelle settimane scorse: "Occorre uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, quella fra garantismo e giustizialismo. Due parole che spesso diventano etichette tribali. La stagione delle riforme del processo penale non nasce a destra. Tutt’altro, è stata una battaglia culturale e politica della sinistra riformista da sempre. Per questo è fondamentale ribadire una cosa semplice: non dobbiamo lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riforme. È stato un errore farlo in passato e oggi ne paghiamo le conseguenze, perché senza una giustizia credibile non c’è coesione sociale e non c’è democrazia".