Ride, Ilaria. Giuliva ma non è il cognome. «Ragazzi, ci siamo!». Esulta voltandosi verso la telecamera e intanto dimena il volante. Attenzione: non vediamo la cintura. Prudenza! No: forse siamo abbagliati dal sorriso, che però non è Durban’s. «Stiamo andando a Malpensa e a breve ci imbarchiamo alla volta di Cuba». Il passeggero filma e si sente più in pericolo dei legittimi proprietari di casa, italiani e cubani, sebbene l’isola dal 2019 abbia riaffermato la proprietà privata: «Guarda la strada però, eh!». La Salis sembra smarrita. Sembra. Poi ride ancora e fissa di nuovo il poveretto.
Amnesty però insiste: «A questa situazione si aggiungono una nuova ondata di arresti arbitrari, sorveglianza illiberale, molestie contro le famiglie delle persone imprigionate». Vuoi vedere che a Cuba c’è il fascismo? Sant’Ilaria patrona delle dimore altrui riesce ad arrivare a Malpensa, scende dall’auto e si fa filmare ancora: «Eccoci! Siamo pronti a imbarcarci per l’Avana. La volontà è quella di raccontare il più possibile quello che succede là, cosa facciamo, cosa vediamo (e non chi siamo? ndr). Bisognerà vedere se sarà possibile per le condizioni di blackout».
Il diritto al wifi. Ilaria teme per la connessione. Un dramma diverso dalle decine di migliaia di cubani uccisi dalla rivoluzione castrista. Con Ilaria c’è Domenico Lucano detto Mimmo detto il sindaco di Riace condannato per falso per la gestione dei migranti e promosso eurodeputato dalla Bonelli&Fratoianni, azienda che valorizza il merito. «È un gesto più che altro simbolico», ha detto Lucano in partenza da Fiumicino, ma non si riferiva alla sua candidatura in Europa. «È un gesto simbolico e speranza nei confronti di un popolo che da tantissimi anni resiste all’embargo e all’imperialismo dello Stato più potente del mondo». Con Mimmo, pronti per i Caraibi, una manciata di attivisti, come a Malpensa dalla compagna Ilaria. Nel frattempo sulla pagina Instagram della Rete dei Comunisti l’ex professore Luciano Vasapollo, conosciuto per avere insultato in piazza a Roma una ragazza venezuelana contenta per l’arresto di Maduro, il comunista Vasapollo ha pubblicato una foto dall’Avana corredata di didascalia: «A la Casa de las Américas abbiamo incontrato Abel Prieto Jiménez e Fernando Luis Rojas López, presidente del Capitolo Cubano de la Rete in Difesa dell’Umanità, discutendo della difficile congiuntura che attraversa l’isola a causa dell’inasprirsi del blocco economico che porta a una situazione inedita e per certi versi più impegnativa del periodo especial».
L’umanità non comprende i prigionieri politici. E ancora, il Vasapollo: «Al netto degli impegni di questi compagni incontrati oggi, abbiamo fissato altri momenti di scambio. Oggi un blackout ha colpito tutto il Paese a causa della scarsità di greggio, fondamentale per alimentare le centrali elettriche e assicurare la mobilità particolarmente colpita». In rotta verso Cuba, e atterrati in serata col resto della comitiva, anche una delegazione della Fiom-Cgil, la quale insegnerà al Landini cubano a pagare sempre meno i dipendenti, cinque pesos all’ora anziché cinque euro ai vigilantes, al cambio fanno 0,18 euro. In mattinata, a Roma, all’assemblea del sindacato rosso c’era anche Jorge Luis Cepero Aguilar, ambasciatore cubano in Italia. Era raggiante: «La Fiom sostiene e partecipa alla Flotilla per rompere l’assedio degli Stati Uniti e portare aiuti umanitari. Un sostegno concreto», non simbolico come ha detto Lucano, «per un popolo che si batte con grande dignità per difendere le proprie conquiste sociali e contrastare le politiche imperiali americane».
Lo storico britannico Hugh Thomas, un’autorità nella storia dei regimi rossi, nel “Libro Nero del Comunismo” – bestseller tradotto in una dozzina di lingue – parla di 15-17mila morti cubani per motivi politici, e il conteggio si ferma a metà anni ’90. Sessantasette annidi dittatura comunista. Da Cuba sono scappate un milione 200mila persone, circa il 10 per cento della popolazione. Ieri sera però, ma all’Avana era pomeriggio, sono atterrati Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Non si occuperanno dei prigionieri politici, che così non rischieranno la candidatura nella Bonelli&Fratoianni.