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La corsa ai seggi e il traguardo della legislatura

di Mario Sechi lunedì 23 marzo 2026

2' di lettura

Partiamo dall’unico elemento certo, l’affluenza alta. Questo dato non era previsto né dai sondaggisti né dagli analisti à la page di cui non si ricorda una sola previsione, tranne quelle sbagliate. Il flop è perfettamente in linea con il verbo dei presunti colti che parlano da decenni di un disinteresse degli italiani per la politica, una colossale balla che serve a giustificare i loro fallimenti ideologici. A questo punto, resta da vedere il dato finale dell’affluenza e misurare l’effetto di trascinamento sul Sì e sul No.

C’è un elemento di scenario che posso anticipare: il voto non potrà essere liquidato come l’espressione di una minoranza, gli italiani hanno risposto alla chiamata. E le conseguenze politiche sulla legislatura saranno grandi. Fa impressione vedere la sinistra barricadera non rendersi conto del danno provocato dalla loro propaganda qualunquista. I seggi chiudono alle 15, andate a votare Sì, non ci sarà un’altra occasione.

Perché è fondamentale la riforma? Sulla mia scrivania c’è un libro intitolato «La rivoluzione clandestina. Dallo Stato di diritto allo Stato dei giudici» (Mucchi Editore), l’autore è Bernd Rüthers, un importante giurista tedesco, citato in un libro di Sabino Cassese, «Il governo dei giudici» (Laterza) che scrive: «Rüthers ha osservato che la maggior parte del diritto è ormai diritto giudiziario e che questo ha acquisito un ruolo guida. Questa rivoluzione “clandestina” ha trasformato il giudice in legislatore; il diritto giudiziario è divenuto fonte del diritto». I lettori di Libero conoscono bene questo tema, si è materializzato nelle incredibili sentenze in materia di immigrazione e sicurezza, fino a propagarsi alle fusioni bancarie e alle grandi opere, alla politica estera, ai rapporti tra gli Stati e all’intelligence. Non c’è punto del programma di governo che non sia stato martellato dalle toghe. Dietro ogni norma c’è uno scopo, un obiettivo, che non è quello dell’Anm, ma del Parlamento. Il Sì alla riforma è un primo grande passo per far rispettare la Costituzione. C’è ancora uno sforzo da fare per voltare pagina, votare Sì. Oggi o mai più.

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