Aperta ufficialmente la caccia alla Pitonessa. Su Repubblica, a pagina 7 campeggiano due belle foto relative alla dimissioni di Daniela Santanchè. Una è quella del Twiga, lo storico stabilimento balneare che l'ormai ex ministro del Turismo ha aperto nel 2001 insieme a Flavio Briatore.
L'altra è quella della casa della "Santa", la riconoscibilissima "Cascina rossa", villetta nel cuore del parco della Versiliana, accanto al Fumetto. La dovizia di particolari è sospetta, quasi a Rep volessero "geolocalizzare" il buen retiro della Santanchè. Più nel mirino di così non si potrebbe. E tanti saluti alla privacy della senatrice di Fratelli d'Italia, che resta in ogni caso onorevole anche dopo il passo indietro dal MITUR.
"Un vecchio rudere trasformato in una magione, intestata al figlio Lorenzo Nazzaro; da fuori si vede la luce della cucina accesa, se però si suona al citofono non risponde nessuno", sottolinea il quotidiano diretto da Mario Orfeo. Si accenna alla casa, "anche questa oggetto di carte bollate per presunti abusi edilizi. Quiete abitativa e vita spericolata, almeno con le regole urbanistiche", si accenna appunto al mitigo Twiga venduto a Leonardo Del Vecchio, si dice che Daniela abbia "pronte altre attività in zona, un nuovo stabilimento. Ma oggi il mare d'inverno è un altro mondo, spoglio".
Il retroscena è più privato che politico. "La considerazione che fanno dalla corrente Santanchè-La Russa è semplice: nessuna condanna, nessun rinvio al giudizio, perché quindi lei paga e qualcun altro no?". Si ricordano le frizioni dentro FdI e, sibillinamente, si suggerisce che "i veleni interni ora risaltano fuori, anche se per adesso restano sottocoperta, e anche possibili abboccamenti che sarebbero clamorosi se portassero a qualcosa di più".