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Giuseppe Conte, molla il gas di Putin per prendersi il campo largo

di Elisa Calessi domenica 29 marzo 2026

4' di lettura

La gara per la leadership del centrosinistra, ormai ufficialmente iniziata, ieri ha sfiorato uno dei nodi ancora irrisolti della coalizione in fieri: la politica estera. In particolare, gli aiuti militari all’Ucraina e la difesa europea. Argomenti su cui, come è noto, le posizioni restano distanti. Ieri, però, c’è stata una novità. Ed è arrivata, di nuovo, da Giuseppe Conte, che dopo aver spiazzato il Pd con la disponibilità a fare le primarie, ieri ha fatto il bis dicendo che non se ne parla di acquistare gas dalla Russia, fino a quando non ci sarà la pace. Parole che sono una netta correzione di rotta non solo rispetto alla linea fin qui tenuta dal M5S, ma anche di fronte alla dichiarazione fatta pochi giorni fa da Stefano Patuanelli. L’ex capogruppo del M5S, infatti, facendo scattare l’allarme in quegli ambienti progressisti che considera inaffidabile il M5S, aveva promesso che «con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina».

L’occasione dell’ennesima inversione a U è stata la convention di Più Europa, il partito di Riccardo Magi ed Emma Bonino, al Nazionale Spazio Eventi di Roma. C’erano praticamente tutti i papabili candidati premier della coalizione progressista: Ernesto Maria Ruffini, Alessandro Onorato, Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi, Giuseppe Conte. Il titolo, “Tutta l’Europa che manca”, imponeva di parlare soprattutto di politica estera. E così è stato. «Sul conflitto russo ucraino», ha detto Conte, «abbiamo sensibilità diverse, ma sono stato promotore di una risoluzione comune, riconoscendo su questo punto che l’aggressione russava sanzionata. Non dobbiamo acquistare gas russo finché non ci sarà un trattato di pace».

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Un passaggio non da poco, dal momento che l’idea di ritornare a comprare il gas russo faceva parte di varie risoluzioni presentate proprio dal M5S ed era stato motivo di divisione con le altre forze del centrosinistra. Proprio a causa di passaggi che contenevano un’apertura alla possibilità di comprare il gas russo, non si era riusciti spesso a fare una risoluzione unitaria. Per il resto, Conte è stato molto duro con l’Europa: «La mia diagnosi è che l’Europa sta attraversando un declino politico spaventoso, preoccupante. Abbiamo lavorato tanto per una architettura consistente e per creare un mercato comune».

Oggi, però, di fronte alle tante crisi che ci sono, «l’Europa è balbettante, claudicante, non è riuscita a esprimere visione e strategia». Basta, quindi, con l'unanimità. Meglio «uno strumento di maggiore integrazione che possa riguardare uno spazio non esteso ai 27». Ha poi aperto alla difesa comune, che «è assolutamente necessaria per rispondere alle sfide che abbiamo davanti. Ma il piano di riarmo», ha aggiunto, «non è a difesa comune, sono soldi buttati sul traino della Germania che ha deciso di diventare una potenza mondiale». In chiusura ha parlato Schlein che, come ha rivelato Magi dal palco, inizialmente doveva mandare solo un videomessaggio. All’ultimo, invece, ha deciso di venire di persona. Forse per non lasciare la ribalta a Conte.

La segretaria del Pd, accolta molto calorosamente, ha assicurato che l’Europa «non sarà mai un capitolo a parte del programma, ma la chiave con cui declinare ogni punto del programma». Il sogno è l’Europa federale, ma nel frattempo, ha detto, facciamo «cooperazioni rafforzate» su alcuni temi come competitività, difesa. «Servono una politica estera e di sicurezza comune», ha detto. Ovviamente ha criticato il governo, quindi ha promesso che «saremo noi a dover offrire un’idea diversa e lo dovremmo fare insieme, mettendoci al tavolo sulle tante cose che già condividiamo e anche su quelle su cui all'interno della coalizione ancora non siamo tutti d’accordo».

Si parla di Europa, ma si guarda anche all’Italia. Perché, come ha detto Roberto Gualtieri, «se vogliamo indirizzare la nostra energia verso l’orizzonte degli Stati uniti d’Europa» bisogna «innanzitutto vincere le prossime elezioni europee che saranno quelle italiane, dove si sceglierà il membro italiano del consiglio europeo, che deve essere europeista, che faccia andare avanti il progetto di integrazione». Manfredi ha parlato di una Europa «fatta di ideali, ma anche di risposte collettive a problemi comuni». Questa, ha detto, è la sfida della forze progressiste. Anche Ruffini ha provato a riportare il piano da Bruxelles all’Italia: «Non basta proclamare i valori su cui nasce l'Europa ma bisogna saperli incarnare in progetti politici.Non soltanto invocare l’uguaglianza ma costruirla giorno per giorno».

Sicurezza dell’Ucraina e difesa europea, sono i temi su cui tutta la giornata è ruota. Benedetto Della Vedova ha riconosciuto a Conte di aver detto «parole interessanti». Anche se gli ha ricordato le dichiarazioni di Patuanelli. Di fronte, a cui, ha detto, sono possibili due riflessi. Uno è quello di Calenda, che dice: «Noi dobbiamo stare dall’altra parte». L’altro è il suo: «Io rispondo: col piffero. Dobbiamo metterci nelle condizioni di giocare un ruolo nella coalizione alternativa». Ed è quello che Magi rivendica: «Noi oggi qui candidiamo l’Europa ad avere un ruolo centrale e di leadership nella coalizione progressista». Conte, come sempre, ha vinto in velocità, rimuovendo almeno parole uno degli ostacoli che ci sono tra lui e la premiership. Ennesimo indizio di come si muova avendo chiaro il traguardo.

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