Nando Pagnoncelli
Il referendum appena archiviato lascia dietro di sé una scia di tensioni, dimissioni e sospetti che agitano il centrodestra. Una vittoria dei No netta, accompagnata da una partecipazione più alta del previsto, che ora presenta il conto alla politica. E il conto, inutile girarci intorno, è salato.
Come sottolinea il Corriere della Sera, il risultato ha innescato una vera e propria reazione a catena: dentro Fratelli d’Italia finiscono nel mirino figure chiave, come il sottosegretario alla giustizia Delmastro e la ministra Santanchè, oltre alla capo di gabinetto del ministro della giustizia Nordio, mentre anche Forza Italia si riorganizza in fretta e furia, con l’avvicendamento al Senato tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi. Segno che qualcosa si è rotto, o quantomeno incrinato.
Eppure, a sorpresa, gli italiani non sembrano voler trasformare il voto in una resa dei conti definitiva. I numeri del sondaggio di Nando Pagnoncelli sono chiari: a essere colpiti da questo elevato afflusso sono in particolare coloro che hanno votato No, sorpresa che coinvolge il 57% degli elettori di area. Un po’ meno sorpresi gli elettori del Sì, tra i quali comunque il 46% si aspettava un’affluenza più bassa di quella effettivamente verificatasi. Il 45% si aspettava un’affluenza più bassa, mentre il risultato ha spiazzato molti. Non solo: il 42% avrebbe scommesso sulla vittoria del Sì. Insomma, un esito tutt’altro che scontato.
Resta però il nodo politico. Per una fetta consistente dell’elettorato a uscire sconfitto è il governo o addirittura personalmente Giorgia Meloni. Ma i veri vincitori, nella percezione diffusa, sarebbero i magistrati: "Più che non i partiti di opposizione". Un passaggio chiave, perché conferma una sensazione sempre più radicata: lo scontro non è stato tra schieramenti, ma tra politica e toghe.
E la campagna elettorale? "Toni sopra le righe", dicono molti. Pochi invece puntano il dito contro l’eccessiva esposizione della premier. Tradotto: la partita si è giocata più sul nervosismo che sulla strategia. Il paradosso è tutto qui. Nonostante il terremoto mediatico e politico, gli italiani non prevedono un tracollo dell’esecutivo. Anzi: per molti l’indebolimento sarà “non rilevante” o addirittura inesistente. Ma attenzione: i rapporti tra governo e magistratura restano una polveriera. E la miccia, ormai, è accesa.