Da sinistra parte in nuovo assalto senza quartiere contro Giorgia Meloni e il governo di centrodestra. L'Italia è da collocare insieme a diversi paesi dell'Europa orientale tra gli Stati membri dell'Unione europea che stanno erodendo in modo "costante e intenzionale" lo stato di diritto. E' quanto sostiene il rapporto 2026 di Civil Liberties Union for Europe (Liberties), che inserisce il governo italiano nella categoria dei "dismantlers", cioè dei paesi che starebbero attivamente indebolendo i principi dello stato di diritto. Il rapporto, basato su elementi raccolti da oltre 40 organizzazioni non governative in 22 paesi, affianca l'Italia a Bulgaria, Croazia, Ungheria e Slovacchia.
Accusa grave, ma depotenziata forse dalla natura stessa di Liberties: dietro l'Ong nata in Germania nel 2017 c'è infatti il finanziamento sostanzioso di Open Society Initiative for Europe (OSIFE), progetto europeo della Open Society Foundations, celebre fondazione del magnate e speculatore finanziario George Soros. Vale a dire, il finanziatore di gran parte de movimenti e associazioni progressiste nel mondo. Non proprio super partes, insomma.
Secondo Liberties, in questi cinque Stati i governi starebbero smantellando progressivamente le garanzie legate alla giustizia, alla lotta alla corruzione, alla libertà dei media e al sistema di contrappesi rappresentato dalla società civile. Nel documento, lungo circa 800 pagine, il quadro più grave resta quello dell'Ungheria del primo ministro Viktor Orban, che "rimane una categoria a sé", continuando ad adottare leggi e politiche sempre più regressive "senza alcun segnale di cambiamento". Molto negativo viene giudicato anche l'andamento della Slovacchia sotto il governo del primo ministro Robert Fico, descritto come populista, autoritario e filorusso, mentre analogo giudizio severo riguarda la Bulgaria.
L'Italia viene citata in particolare per l'adozione del decreto sicurezza definito "altamente restrittivo", che secondo il rapporto criminalizza i blocchi stradali e altre forme di dissenso, rafforzando al tempo stesso le garanzie per le forze di polizia. Più in generale, il documento segnala un deterioramento soprattutto nel pilastro dei checks and balances democratici, cioè nella capacità di Ong, società civile e organismi indipendenti di organizzarsi, contestare le decisioni dei governi e chiederne conto.
Liberties sottolinea inoltre che il peggioramento non riguarda soltanto i paesi già considerati fragili sul piano democratico. Belgio, Danimarca, Francia, Germania e Svezia vengono classificati come "sliders", paesi cioè in cui lo stato di diritto arretra in alcuni ambiti senza che ciò faccia parte di una strategia politica complessiva. Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi bassi, Romania e Spagna vengono invece definiti "stagnators", paesi in cui la situazione non migliora ma nemmeno peggiora in modo marcato.
Il rapporto osserva che anche la Polonia rientra tra i paesi stagnanti, nonostante i tentativi del primo ministro Donald Tusk di ripristinare elementi centrali dello stato di diritto, come l'indipendenza della magistratura, compromessi dal precedente governo di Diritto e giustizia. Secondo Liberties, i progressi limitati di Varsavia dimostrano quanto sia difficile ricostruire l'indipendenza istituzionale una volta compromessa. Solo la Lettonia viene promossa come "hard worker", cioè come paese impegnato attivamente a migliorare gli standard dello stato di diritto.
Molto critico è anche il giudizio sugli strumenti dell'Unione europea per contrastare queste derive. Secondo il rapporto, i meccanismi europei si sono rivelati in larga misura inefficaci: il 93% delle raccomandazioni contenute nel rapporto sullo stato di diritto della Commissione europea del 2025 era già comparso negli anni precedenti e molte sono state ripetute senza alcuna modifica, mentre il numero di nuove raccomandazioni si è dimezzato rispetto al 2024. Su 100 raccomandazioni della Commissione esaminate da Liberties, 61 non hanno mostrato alcun progresso e altre 13 hanno registrato un peggioramento. La direttrice esecutiva di Liberties Ilina Neshikj sostiene che, dopo 7 edizioni annuali del monitoraggio, emerga non solo un arretramento, ma anche "sforzi continui e deliberati per minare lo stato di diritto", aggiungendo che ripetere raccomandazioni senza un seguito concreto "non invertirà questa tendenza". Il documento critica infine anche le istituzioni europee nel loro complesso, accusandole di avere nel 2025 non solo rispecchiato molti dei problemi presenti negli Stati membri, ma anche di non avere difeso in modo coerente i diritti fondamentali.
Secondo la consulente senior di Liberties Kersty McCourt, il ricorso normalizzato a procedure legislative eccezionali e accelerate, il ridimensionamento di tutele fondamentali e le campagne contro le organizzazioni di controllo finiscono per minare anche la credibilità dell'Unione europea e dei suoi stessi rapporti sullo stato di diritto.