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Il centrodestra tira dritto: Salvini e Tajani allontanano il voto anticipato

di Andrea Muzzolon martedì 31 marzo 2026

3' di lettura

Nessun indugio nel centrodestra: il governo andrà avanti fino a fine legislatura. Il premier Giorgia Meloni è sempre stato chiaro fin da prima del voto e, nonostante l’esito negativo del referendum e gli scossoni che hanno portato alle dimissioni di alcuni esponenti della maggioranza, la linea non cambia. A confermarlo sono anche i due vicepremier, nonché leader di Lega e Forza Italia, Matteo Salvini e Antonio Tajani.

Il segretario degli azzurri è stato categorico: «Nessuno pensa a elezioni anticipate». Il problema, semmai, è di chi sta provando a disegnare scenari ad oggi impercorribili: «Si stanno perdendo ore importanti nei dibattiti sul dopovoto.

Quando c'è un risultato negativo ci sono dei contraccolpi», ha spiegato Tajani. Ma l’attenzione dell’esecutivo è tutta «sulle questioni soprattutto economiche, come far crescere l'economia, impedire che la crisi energetica possa interferire con le imprese, ridurre la pressione fiscale e continuare a aumentare il Pil ed evitare contraccolpi». Grande attenzione anche agli equilibri internazionale.

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Tajani ieri era infatti in Francia per la terza riunione dei ministri degli Esteri del G7 sotto la presidenza transalpina. Al centro dei lavori, ovviamente, la crisi in Medio Oriente, con il conflitto in Iran e le sue ripercussioni sullo stretto di Hormuz. All’ordine del giorno anche la crisi in Ucraina e il piano di ricostruzione del Paese che potrebbe comprendere anche la centrale nucleare di Chernobyl.

Il leader di Forza Italia, dopo le fibrillazioni interne in seguito all’avvicendamento tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi alla guida dei senatori azzurri, nel corso di questa settimana dovrebbe vedere Marina Berlusconi. La data non sarebbe stata ancora fissata, anche se si parla di un faccia a faccia tra mercoledì e giovedì nella dimora milanese della figlia del Cav: la fiducia in Tajani non sarebbe in discussione, ma un chiarimento è necessario per riportare il sereno nel partito.

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Dall’altro lato, anche Salvini è concentrato sugli obiettivi da centrare entro il 2027. In particolare, per il vicepremier leghista «bisogna chiudere la legislatura con il nucleare già avviato e i siti già individuati». Secondo il segretario del Carroccio «è una follia che non abbiamo ancora messo un acceleratore sul nucleare. Non possiamo rimanere uno dei pochi grandi paesi occidentali senza». La priorità per l’Italia dev’essere l’autosufficienza energetica, seguendo l’esempio degli altri Stati europei: «Siamo circondati da paesi che stanno investendo e noi siamo ancora a dibattere».
Per questo, il ritorno al voto non è un’ipotesi contemplata: «Il governo tira dritto e arriva a fine legislatura senza nessun dubbio e senza nessun tentennamento», ha detto Matteo Salvini intervenendo all’evento di Moneta e Il Giornale.

Intanto in casa Lega si studiano le prossime mosse, con vista sulla grande manifestazione convocata da Salvini per il 18 aprile a Milano. Anche per questo, ieri lo stato maggiore del partito si è riunito nella sede di via Bellerio: presenti, oltre al vicepremier, i ministri Giuseppe Valditara e Roberto Calderoli, il vicesegretario Claudio Durigon, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e quello del Veneto Alberto Stefani, e i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Ma non solo: presente anche Luca Zaia, al centro dei rumors su un possibile ruolo di governo dopo le dimissioni di Daniela Santanchè dal dicastero del Turismo.

Durante il colloquio coi suoi, Salvini ha ribadito la «piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo», sottolineando che la Lega «è e sarà sempre leale e responsabile». Resta quindi da sciogliere il nodo legato al successore della Santanchè: per ora Meloni ha tenuto le deleghe, così da avere alcuni giorni in più per riflettere sul profilo giusto. Il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, è tornato a escludere un rimpasto. Sul nome nessun veto partitico: «Non abbiamo mai messo le bandierine, vedremo, deciderà il presidente del Consiglio d’accordo col presidente della Repubblica». Poi l’ennesimo avviso alla sinistra: «Escludo che ci sia un’interruzione anticipata dell’attuale governo Meloni».

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