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Regalo Pd a chi mena i poliziotti: riparte il dialogo con Askatasuna

di Massimo Sanvito martedì 31 marzo 2026

3' di lettura

Nonostante le devastazioni del 31 gennaio. Nonostante il desiderio dichiarato di contare “più sbirri morti, più orfani, più vedove”. Nonostante due leader freschi di condanna per lesioni e resistenza aggravata. Non sappiamo di quale patologia soffra la sinistra torinese, forse non rientra ancora nella letteratura scientifica, ma un dato è certo: la giunta Lo Russo vive su un altro pianeta. Che è lontano anni luce dalla Terra.

Succede infatti che domani il vicesindaco con delega al Patrimonio, Michela Favaro del Pd, e l’assessore alle Politiche Sociali, Jacopo Rosatelli di Avs (colui che prima di Natale scese in piazza per il corteo anti-sgombero poi finito in guerriglia), incontreranno il Comitato Vanchiglia Insieme per decidere insieme il da farsi sull’immobile al civico 47 di corso Regina Margherita, fino al 18 dicembre casa abusiva di Askatasuna. Si dà però il caso che il comitato in questione sia legato a doppio filo al centro sociale, tanto che alcuni suoi membri facevano parte del “Patto per Aska” stipulato col Comune e rotto dopo il blitz delle forze dell’ordine.

ASSOCIAZIONISMO ROSSO

Negli ultimi tre mesi questi cittadini impegnati “per una Vanchiglia più giusta, viva e accogliente” hanno organizzato assemblee, merende e aperitivi per chiedere di cacciare la polizia dal quartiere. E la sinistra ha subito cavalcato la protesta picchiando sul tasto degli oltre due milioni di euro spesi per il presidio esterno all’edificio occupato per un trentennio, dimenticandosi però i 6,8 milioni quantificati dall’Avvocatura dello Stato come danni prodotti dal centro sociale per tutte le sue scorribande e le bollette mai pagate. Due giorni fa, le parole alla Stampa del prefetto di Torino, Donato Cafagna, hanno quindi riacceso lo scontro istituzionale. «Abbiamo ridotto il presidio in corso Regina Margherita 47, ma a oggi è ancora necessaria la nostra presenza. Siamo al lavoro sull’evolversi della situazione, ma per rimuovere il presidio aspettiamo che si avvii un percorso sul futuro di quegli spazi», ha dichiarato Cafagna. Pd e Avs lo hanno attaccato («Lo spazio deve riaprire al più presto e le forze dell’ordine rimosse», hanno detto i rossoverdi»), il centrodestra lo ha difeso («Rimuovere il presidio davanti ad Aska ora sarebbe controproducente, prima serve un bando aperto a tutti», la linea di Forza Italia): normale dialettica politica.

Il Comune, però, sembra premere sull’acceleratore dopo l’iniziale raffreddamento dei rapporti con i garanti del patto ormai saltato. Seppur Askatasuna sia ormai fuori dall’elenco dei “beni comuni”, l’amministrazione sta lavorando per trovare una formula che coniughi la proprietà pubblica con la vocazione sociale. Più che affidarsi a un bando, però, sindaco Lo Russo e compagni preferiscono dialogare col Comitato Vanchiglia Insieme con l’obiettivo di coinvolgere le associazioni del territorio.

LE PROSSIME BATTAGLIE

All’assemblea cittadina del 5 marzo scorso, insieme al comitato in questione, per «far fronte a repressioni, violenze, politiche securitarie, precarietà, speculazione», c’era tutto il gotha dell’antagonismo torinese duro e puro: da Askatasuna al centro sociale Gabrio, dagli eco-vandali di Extinction Rebellion ai pro-Pal di Torino per Gaza.
«Per tutti Torino è partigiana: continuerà a farsi sentire, a esserci, a dissentire, a incontrarsi, a manifestare. A voler costruire insieme un’alternativa», il manifesto dell’appuntamento. Il prossimo step saranno gli eventi del 25 aprile, tra festival e cortei nel capoluogo torinese, per «continuare a costruire un immaginario e delle pratiche contro la guerra a partire dai nostri territori». L’allerta è alta: quando Aska gioca in casa, del resto, c’è sempre da temere il peggio. Poliziotti presi a martellate e camionette date alle fiamme: solo la sinistra poteva insistere sul dialogo...

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