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Il principe del trasformismo

di Mario Sechi mercoledì 1 aprile 2026

2' di lettura

Giuseppe Conte è il principe del trasformismo del nostro tempo, non fai in tempo a vederlo a destra che lo ritrovi a sinistra, lo piazzi tra i compagni e lui è già centrista, lo incaselli come neo-democristiano e s’impanca come liberale. Ieri di primo mattino tuonava contro la Meloni, lanciava saette su Trump, un moderno Pericle che parla agli ateniesi. All’ora di pranzo, lo stesso Conte impegnato nella battaglia per la difesa dello spazio aereo, terrestre e marittimo dell’Italia dall’invasione degli yankee, è tornato «al naturale», a tavola al ristorante Sanlorenzo, a Roma, con un amico storico e stretto collaboratore di Trump, Paolo Zampolli. Missione riservata, per apparecchiare il ritorno a Palazzo Chigi con la benedizione della Casa Bianca. Il segreto sfiamma quando Fausto Carioti alza lo sguardo dal pescato del giorno e viene scosso dalla visione mistica: direttore, è tornato Giuseppi! E chilo spiega il sottosopra ideologico alle masse pacifiste? Cosa diranno i fan degli ayatollah? Israele come reagirà? Macron telefonerà? Chi porterà i sali ai compagni del Pd, pronti a accantonare Elly Schlein per spianare la strada al nuovo grande timoniere?

Gli ingenui abboccano all’amo, i navigati si chiedono chi è davvero Conte? Egli viene da un post-mondo, è un prodotto dello sfascio, è la transizione dal pensiero debole al discorso destrutturato, dunque tutto gli calza a pennello. Cominciò da avvocato del popolo nell’esperimento transumano del Governo Frankenstein tra Lega e 5Stelle, ha proseguito come convertito sulla via delle Frattocchie (con benedizione dell’allora segretario Nicola Zingaretti) quando grazie al Pd rimase a Palazzo Chigi dopo un G7 da funambolo, dimissionario sulla spiaggia di Biarritz, a fine agosto del 2019, in cui s’intortò Angela Merkel. Oggi si presenta in camicia bianca e sorriso da latin-lover - un tuffo al cuore per «le bimbe di Conte» - sulla copertina del suo libro in uscita il 14 aprile («Una nuova primavera», Marsilio) per raccontare la «sfida progressista per l’Italia». Puro Zelig. Ha sfilato il partito a Beppe Grillo, bevendosi Luigi Di Maio e compagnia pentastellata, il suo prossimo drink è il Pd. A colazione è anti-trumpiano, a pranzo parla con l’emissario di Trump, a cena sogna di essere Trump. Uno, nessuno, centomila, è Conte.

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