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Ilaria Salis, sbugiardata da Berlino: "Lei sa perché è stata colpita da quel provvedimento"

di Daniele Dell'Orco mercoledì 1 aprile 2026

3' di lettura

Da Berlino non aiutano troppo a diradare la nebbia intorno al controllo effettuato all’alba di sabato a Roma nei confronti dell’eurodeputata Ilaria Salis. A fare luce sulla dinamica dal lato italiano è stato il questore della capitale, Roberto Massucci, che in una nota ufficiale ha escluso qualsiasi iniziativa discrezionale da parte della polizia. L’intervento, ha spiegato, non era collegato né a esigenze di ordine pubblico né alla manifestazione “No Kings” (la protesta internazionale per “un mondo senza guerre” alla quale Salis ha poi preso parte) ma rappresentava un atto dovuto scaturito da una segnalazione automatica inserita nel sistema di cooperazione tra forze di polizia dell’area Schengen.

La richiesta è stata inoltrata alle autorità italiane dai giudici tedeschi e riguarda il collegamento tra Salis e la cosiddetta “Hammerbande”, la gang antifà di estrema sinistra responsabile delle aggressioni politiche tra Germania e Ungheria. Dalla Germania, invece, una portavoce del Ministero dell’Interno tedesco si è limitata a dire in conferenza stampa: «Come spesso accade, non possiamo dare informazioni su casi singoli, chiediamo comprensione». A domanda diretta sulla conferma del fatto che la richiesta sia stata inoltrata a Roma da Berlino, la portavoce ha risposto: «Questo si può chiedere alla persona colpita dal provvedimento». A Salis, ha spiegato, «è permesso rispondere. A noi no».

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Intanto Sant’Ilaria continua col suo piagnisteo annunciando iniziative sia a Bruxelles sia in Italia con il gruppo Alleanza Verdi Sinistra. «Rimane la strana coincidenza che il controllo sia avvenuto il giorno della manifestazione e può avere una valenza intimidatoria, di sicuro in Italia è in corso un’erosione democratica, il modello verso cui il governo Meloni vuole tendere mi pare sia molto simile a quello dell’Ungheria di Orban che io ho conosciuto», ha detto intervistata a Un giorno da pecora su Rai Radio1. Uno degli elementi che utilizza per cavalcare le polemiche politiche riguarda invece il «mistero delle date» della segnalazione: inserita nel sistema Schengen quasi un mese prima, Salis si era mossa liberamente in diversi Paesi europei. Il 9 marzo era partita per Strasburgo, il 12 era rientrata a Milano, da dove il 17 aveva preso un volo per Cuba. Tornata il 22, era poi ripartita il 24 per Bruxelles, per arrivare infine a Roma il giovedì precedente alla manifestazione.

Solo nella capitale italiana è scattato il controllo, quando gli agenti si sono presentati nel suo hotel. L’eurodeputata sarebbe già stata informata della presenza di un alert Schengen durante un precedente attraversamento di frontiera. Lei però smentisce: «Mi era capitato che una volta che dovevo prendere un aereo da Bruxelles e uscivo dall’area Schengen, perché andavo a Cipro, nel passaggio al controllo passaporti mi avevano rivolto delle domande, ma parliamo di una decina di minuti in tutto e, comunque, questo accadeva prima del 2 marzo», ha spiegato. Se le era parso un controllo irrituale? «Molto meno di quello che ho subito lo scorso sabato mattina». Con “subito” intende una semplice identificazione di un quarto d’ora. Sul piano politico, il caso si intreccia con le tensioni internazionali legate alle indagini sui movimenti antagonisti. Angelo Bonelli, esponente di Avs, sostiene che la richiesta tedesca possa essere stata sollecitata dall’Ungheria. È vero il contrario. La Germania ha strutture dedicate al monitoraggio dell’estremismo politico che stanno indagando su “Antifa-Ost” e affini (classificate come organizzazioni terroristiche anche dal Dipartimento di Stato Usa), e che ora tornano utili alla giustizia tedesca per aprire processi a specchio rispetto a quello ungherese.

Emblematico il caso della militante tedesca Maja T., estradata “controvoglia” a Budapest nel 2024. La Corte Costituzionale tedesca ha infatti poi segnalato il «rischio di trattamenti inumani» nelle carceri magiare. Per evitare altri casi simili, Berlino sta provando a fare da sé. Quindi non sta agendo su sollecito di Budapest, ma anzi rischia di dover “salvare” gli imputati preferendo processarli in base alla giurisdizione tedesca. Nel dibattito politico italiano è diventato centrale anche il tema del collaboratore parlamentare di Salis, Ivan Bonnin, presente nella sua camera d’albergo a Roma, che risulta tra i sei attivisti del collettivo Hobo condannati nel 2015 per interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata. «È una persona che ha un dottorato in scienze internazionali, è qualificato per l’incarico che gli ho affidato, ha qualche piccolo precedente legato a manifestazioni, cose di dieci anni fa, faceva parte dei collettivi studenteschi, Fdi dovrebbe guardarsi in casa prima di guardare gli altri», ha risposto l’europarlamentare di Avs. Fdi, di contro, chiede le sue dimissioni.

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