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Andrea Delmastro ingannato da un incendio: cosa accadde sei anni fa

di Pietro Senaldimercoledì 1 aprile 2026
Andrea Delmastro ingannato da un incendio: cosa accadde sei anni fa

4' di lettura

Le fotografie che vedete in pagina documentano l’incendio del locale “Da Baffo”, in via dei Fulvi 8, una traversa di via Tuscolana. Al ristorante, di cui era titolare Mauro Caroccia, padre della giovanissima Miriam, ex socia di Andrea Delmastro nelle Bisteccherie d’Italia, è stato dato fuoco in modo doloso due volte, nel dicembre 2019 e nel marzo 2020. Caroccia andò alla polizia e presentò regolare denuncia quale vittima della criminalità organizzata. Sono queste immagini che oggi l’avvocato di Miriam e Mauro, Fabrizio Gallo, presenterà in Procura a Roma, dove i suoi assistiti sono stati convocati per chiarimenti in quanto indagati per intestazione fittizia di beni. In particolare, i magistrati suppongono che il vero titolare della Cinque Forchette, la società proprietaria delle Bisteccherie, che aveva come soci l’ex sottosegretario alla Giustizia e altri tre esponenti biellesi di Fdi, sia il padre e non la figlia.

La vicenda ha rilevanza nazionale perché Caroccia ha già una condanna per intestazione fittizia di beni, relativamente a “Da Baffo”, dove gli è stato contestato di fare da prestanome del boss romano Michele Senese, detto ‘O Pazzo. Il teorema dei pm è che il ristoratore abbia replicato lo schema con il nuovo locale, di cui erano soci anche Delmastro e gli altri tre. L’esponente di Fdi, che ha ceduto le quote della società non appena ha saputo della condanna definitiva di Caroccia, nel febbraio scorso, e si è dimesso dal governo tre settimane dopo, al momento non è indagato e ha sempre dichiarato di non conoscere la situazione penale del padre della sua socia. Queste premesse sono necessarie per costruire secondo un plausibile punto di vistale tappe di una vicenda appena agli inizi ma sulla quale l’opposizione e il circo mediatico che le fa da contorno hanno già pronunciato sentenze definitive, naturalmente di condanna del sottosegretario benché basate al momento solo su allusioni.

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Delmastro conosce Mauro Caroccia nel 2023, frequentando il ristorante “Da Baffo”, e sarebbe un agente della sua scorta a segnalare all’oste chi è il sottosegretario. Quando i due sviluppano la conoscenza, il ristoratore è incensurato, scagionato da una sentenza d’appello che stabilisce che “non c’è prova” che l’uomo sia un prestanome dei Senese. Agli occhi di chiunque, Mauro al tempo poteva apparire come una vittima del racket, che aveva denunciato e lo aveva punito, e una persona accusata ingiustamente. Tale poteva sembrare anche nel dicembre 2024, quando Delmastro, Miriam e gli altri tre soci di Fdi costituiscono a Biella la Cinque Forchette, con il padre della donna presente all’atto notarile in veste di accompagnatore della figlia diciottenne.

L’ex sottosegretario ha sempre sostenuto di non conoscere i precedenti penali di Caroccia padre ma in realtà essi, quando lui e Miriam erano in società, non esistevano. Viceversa allorché, con la sentenza della Cassazione dello scorso febbraio, Mauro è diventato un pregiudicato, Delmastro e i biellesi hanno subito abbandonato l’attività. È naturale che l’esponente di Fdi immaginasse, anzi sapesse, che dietro la ragazza c’era Mauro, ma ai tempi lui era incensurato e però impossibilitato a entrare in società causa il fallimento del ristorante “Da Baffo”, di cui era titolare. Questa cosa non ha naturalmente nessun profilo penale.
La tesi a cui porta l’accusa di intestazione fittizia di beni è che le Bisteccherie fossero un modo attraverso il quale Caroccia riciclava il denaro dei Senese. E però bisogna considerare che l’uomo non è stato condannato per riciclaggio neppure nel caso del precedente ristorante.

Per di più, per quanto se ne sa al momento, i supposti soldi del clan da riciclare non ci sono, o comunque non sono stati trovati. Siamo quindi ancora nel campo dei teoremi giornalistico-giudiziari. I soci delle Cinque Forchette non si sono spartiti dividendi. Il sottosegretario ha solo messo soldi (pochi, 2500 euro sulla carta, 1250 in realtà, ricevendone pare seicento quando ha ceduto le sue quote alla socia Donatella Pelle, che poi se ne sarebbe subito liberata a favore di Miriam). Per di più, né Caroccia né la figlia, le supposte teste di legno dei Senesi, erano intestatari del conto delle Cinque Forchette, che veniva gestito da Biella da fiduciari dei titolari piemontesi.

Per quanto riguarda le spese necessarie a mandare avanti l’esercizio per tutto il 2025, esse sembrerebbero coperte dai flussi di cassa. Il locale delle Bisteccherie, in via Tuscolana, è in affitto ed era stato lasciato dal precedente gestore perfettamente funzionante e gli alimenti ele bevande venivano acquistate con pagamento differito o prese in conto vendita, come è abituale per molti ristoranti. Ciò detto, che da parte di un esponente del governo un comportamento come quello di Delmastro sia inopportuno è stato riconosciuto dallo stesso interessato, che è lecito ipotizzare avrà modo, da qui alla fine della vicenda, di chiarire in parecchie altre occasioni i dubbi degli inquirenti e di chi osserva da fuori la storia e di fare luce su qualche buco nero, essendo impossibile al momento una dettagliata ricostruzione dei fatti.

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