Due articoli due del Fatto quotidiano provano a dire che è tutto normale che Giuseppe Conte abbia incontrato a Roma l’emissario di Trump, Paolo Zampolli, al riparo da sguardi indiscreti e in modo piuttosto carbonaro. Due articoli sulla stessa edizione, quella di ieri, perché uno grillescamente non vale uno, o forse solo perché uno non bastava per seminare un po’ di veleno contro di noi pur di difendere il loro leader di riferimento ormai in pista e parlante dalla sera alla mattina sui canali social, in tv, in giro per l’Italia, ovunque.
Ma se il primo - fogliettone, pagina pari - serviva per riportare la notizia, cioè lo scoop di Libero che ha smascherato Giuseppi a tavola con l’amico di Donald, il secondo si spinge laddove solo le penne dietrologhe dirette da Travaglio potevano osare. Titolo: “Il pranzo di Conte fa scandalo. Gli Usa con Crosetto invece no”. Lo firma Marco Lillo, inchiestista di punta del giornale con agganci solidi nelle procure e, pare di capire, informazioni scottanti sul ministro della Difesa (sempre lui, uno dei più dossierati d’Italia) che avrebbe avuto l’ardire di incontrare un ambasciatore e un senatore Usa nella sede del ministero.
Per i cronisti del Fatto la questione è che se il nostro titolare della Difesa, in un momento di enorme tensione internazionale (era il 17 febbraio) incontra un rappresentante del Senato americano, Roger Wicker nel suo ufficio e parla di guerra, è uno scoop vero perché è la prova che il nostro Paese si è in pratica venduto agli Stati Uniti. Se invece a essere pizzicato al Sanlorenzo con l’inviato speciale del repubblicano Trump è il capo dei pentastellati che un giorno sì e l’altro pure critica le politiche della Casa Bianca e sostiene la causa dei pro-Pal e di chi va in piazza contro Trump, allora lo scoop è minore («con tutto il rispetto per Libero...», ha scritto Lillo), insomma noi e tutti quelli che hanno commentato la sortita di Giuseppi a tavola con il trumpiano, agenzie di stampa comprese, non abbiamo capito nulla.
Non abbiamo compreso la portata delle rivelazioni dei cronisti del Fatto quotidiano, che quindi ci vogliono spiegare perché Conte era ospite di Zampolli e non viceversa, ma soprattutto perché è urgente «sollecitare una riflessione sul livello del dibattito pubblico in Italia» e si dolgono perché a Washington non hanno letto la loro notizia sul delicatissimo incontro nell’ufficio del ministro Crosetto. Peggio: «L’amministrazione Trump ha avuto un saggio di come funziona in Italia la stampa e la politica».
Il Domani, invece, ha dedicato un intero articolo al ritorno di Giuseppi «che adesso può pagare dazio», ha scritto Lisa Di Giuseppe, citando non soltanto «i vecchi amori» tra l’ex presidente del Consiglio e l’inquilino della Casa Bianca, ma anche le attuali grane del leader del Movimento, alle prese con la battaglia legale per il nome e il simbolo ingaggiata dal garante Grillo e soprattutto lo scontro
interno al centrosinistra. Con il Partito democratico che non intende mollare la leadership. Poi ha citato il pranzo svelato da Fausto Carioti anche all’interno di un altro servizio sul dibattito parlamentare sulla base di Sigonella.
Per Conte, comunque, si chiude un occhio. Anche due,a giudicare dalle altre prime pagine dei quotidiani anti-governativi, come Repubblica, che comunque ha dedicato un ampio articolo all’interno sul caso del leader M5S. Del resto, c’è da capirli: a loro interessa più l’altro caso Conte, quello di Claudia che ha rivelato di avere avuto una storia con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. A quello si aggrappano Pd, grillini e Avs prima di scannarsi sulla leadership del campo largo dove Giuseppi è già in pista.