Prima, in pubblico, il gelo. Il giorno in cui Libero ha pubblicato la notizia del pranzo tra Giuseppe Conte e Paolo Zampolli, inviato di Donald Trump «per le partnership globali», nessuno del Pd è intervenuto per difendere il leader alleato. «C’è stata la consegna del silenzio da parte della segreteria», raccontano i dem. Unico a dire subito ciò che pensa, il riformista Filippo Sensi: «Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra» (commento di Paolo Mieli su Radio 24: «Secondo me Sensi non lo ricandidano»). In privato, però, la reazione c’è stata, e non è stata di dispiacere.
La risposta data a Sky Tg24 dal capogruppo al Senato Francesco Boccia, uno che può parlare a nome di Elly Schlein, è rivelatrice: «Zampolli ha detto che non conosce il Pd e che non conosce Schlein. Noi non conosciamo Zampolli. Abbiamo vissuto bene fin qui e continueremo a vivere bene senza Zampolli anche nei prossimi anni». Una presa di distanza che formalmente riguarda l’emissario di Trump, ma in realtà è nei confronti di Conte e della sua spregiudicatezza in politica estera. Insistere su questa sua «ambiguità», spiegano dal Nazareno, tornerà utile quando ci saranno le primarie del campo largo. Sia Schlein che Conte cercano voti nella sinistra anti-trumpiana e pacifista, e nella squadra della segretaria del Pd sono ben felici che tutti sappiano che il capo del M5S ha incontri riservati con un uomo così vicino a Trump.
Questo mentre Carlo Calenda, leader di Azione, avverte la segretaria piddina che «Conte è concavo e convesso, dove lo metti sta. Se dovesse saltare l’alleanza col centrosinistra, lui per rientrare a Palazzo Chigi farebbe l’alleanza con CasaPound». Matteo Renzi, che a differenza di Calenda è nel campo largo, ha un motivo in più per non schierarsi dalla parte dell’avvocato pugliese alle primarie: «Se ci fosse un ballottaggio tra Conte e Schlein voterei Schlein». Ed è proprio nell’ottica della sfida tra i leader della sinistra che bisogna leggere il movimentismo di Conte, sostiene su Repubblica l’analista Stefano Folli. Un incontro «illuminante», scrive, quello con Zampolli, perché «Conte non è un ingenuo: sa muoversi nelle sabbie mobili della politica con un’astuzia che ad altri è sconosciuta». E soprattutto tiene una carta nella manica, pronto a giocarsela: «Ha già guidato un governo ed è conosciuto da Trump, il quale l’anno venturo sarà ancora in carica. Nell’eventualità di una vittoria elettorale delle sinistre, questo aspetto consente al capo dei Cinque stelle un vantaggio significativo rispetto ad altri concorrenti, a cominciare da Elly Schlein: sconosciuta oltre oceano, salvo i circoli della sinistra “radical”, e meno duttile di Conte».
Ragionamento simile a proposito di Conte lo fa Massimo Franco sul Corriere della Sera: «Il pranzo, rivelato da Libero, con l’emissario trumpiano, conferma solo la sua abilità camaleontica: quella che tra il 2018 e il 2020 lo portò a guidare prima un governo con la Lega, poi col Pd. E siccome Conte si vede già candidato a Palazzo Chigi dopo primarie “aperte”, attaccare gli Usa in parlamento e poi sedersi a tavola tornando il “Giuseppi” del passato non è stata ritenuta una contraddizione». Il silenzio del Pd, secondo Franco, «tradisce una tentazione e un timore. La tentazione è di utilizzare l’“incidente” per additare il trasformismo di Conte. La paura è che attaccandolo si rompa un’alleanza necessaria e insieme fragile».
Da sinistra, il quotidiano Domani vede invece nello scoop di Libero, e nelle spiegazioni date dall’ex premier, «la seconda tegola nel giro di 48 ore che cade sulla testa di Conte», dopo l’azione legale di Beppe Grillo per avere indietro il simbolo del movimento. Tanto che il suo piano per le primarie, sospinto dal libro agiografico che ha appena pubblicato, «inizia a mostrare qualche crepa». Anche perché Zampolli, pur senza voler entrare in collisione con il suo commensale, continua a dare una versione agli antipodi di quella di Conte. Quest’ultimo ieri sera ha raccontato di aver «ribadito» all’amico del presidente americano «l’insoddisfazione mia, del movimento e dei cittadini per la guerra, in violazione del diritto internazionale che pesa sulle tasche degli italiani. Ho detto che Trump sta facendo degli errori incredibili». Zampolli ha ripetuto invece che il loro era un pranzo tra vecchi amici, che non si è parlato di politica e guerre se non in modo molto fugace e che l’unico messaggio che Conte gli ha consegnato per Trump è: «Salutamelo».