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Pure per fare le corna tocca essere di sinistra

Sul caso Piantedosi Repubblica fa la differenza se a tradire il proprio coniuge è una persona di destra
di Claudia Gualdana martedì 7 aprile 2026

3' di lettura

Com’è bacchettona la letterina di Mirella Serri a Francesco Merlo sulla relazione extraconiugale di Matteo Piantedosi, pubblicata sulla di lui rubrica su Repubblica.  Serri, tornata alla ribalta giornalistica da quando offende, più che di qua e di là soltanto di qua, con trascurabile ironia, ha scritto poche righe che avrebbero potuto essere anche meno. Merlo invece sembra “perdonare” il ministro, ma la chiusa della risposta, con annesso calembour, è una zampata con quel “merlo maschio” che rimanda a Lando Buzzanca. In questi giorni sparare su Piantedosi è il peggiore sport nazionale, cui inoltre non si è sottratto nessuno e quindi sarebbe stato più fantasioso inventarsi altro, ma scrivere che le corna di destra sono «perturbanti e pecorecce avvolte da un’aura antica di maschilismo e patriarcato allupato» denota livore e sconfina nel ridicolo.

Perché le corna sono ubiquitarie: la carne è debole e se ne infischia delle tessere di partito. Forse tra i rossi sono tutti fedeli? Sarà. Ancora ci stiamo domandando per chi il buon Fassino avesse sottratto un profumo di Chanel al Duty Free, ma noi siamo garantisti e liberali, quindi non ce ne importa niente perché sono affari suoi. Anzi, siamo certi che fosse per la sua signora e comunque soffrimmo per la figuraccia di un politico sempre misurato, che mai avrebbe scritto una letterina così cattiva. Ma sul fattaccio aleggia il riserbo che da sempre protegge la vita privata dei politici di sinistra o, alla peggio, si rifà il trucco ai fatti con il travisamento totale della realtà. Per questo- e solo per questo - l’abbiamo tirato in ballo. Gli annali della patria narrano che, quando uno dei loro incappa in una storia non regolare, la coppia adulterina viene dipinta come se si trattasse di Sartre e De Beauvoir. Tale fu l’epopea sentimentale e politica di Nilde Iotti, dipinta come una santa, sebbene stesse a Montecitorio e non in paradiso, e tuttavia esordì nella vita di Togliatti come amante, perché il politico comunista era sposato con la sindacalista Rita Montagnana.

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Tra i due c’erano 27 annidi differenza d’età - più o meno gli stessi che separano Piantedosi dalla Contetuttavia nessuno si è mai sognato di accusare Palmiro di «maschilismo e patriarcato allupato». Non si capisce bene perché Piantedosi debba per forza essere un “merlo maschio” e Togliatti un sofisticato mallevadore di presidentesse della Camera in erbe, ma tant’è. Loro diranno quel che dicono sempre: non c’è coerenza tra comportamento privato e difesa della famiglia tradizionale - il “Dio, patria e famiglia” che li manda in bestia, come se tentare di tenere in carreggiata il nucleo sociale fondante della nostra società, come peraltro espresso chiaramente dalla Costituzione più bella del mondo, più che un programma politico debba essere una processione di flagellanti. Che poi, a ben vedere, sono sempre stati dei moralisti sulla pelle degli altri, anche se all’occorrenza saltano sui poco sobri carri del Gay pride. Vi ricordate il presidente del Lazio Piero Marrazzo? Uno che a parole scudisciava pure lui, ma poi è incappato in una storiaccia di transessuali talmente triste e devastante che nessuno, da destra, ebbe il coraggio di infierire. Marrazzo si dimise nel silenzio imbarazzato dei compagni di partito, senza che fossero recapitate letterine su merli maschi o femmine, matriarcati da carnevale o quant’altro. Chissà, magari la differenza antropologica tra gente di sinistra e di destra è questa, ma non sembra che sia il caso di vantarsene.

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