Uno a zero per Elly Schlein. Anche se è solo il primo round. Ma il match tra la leader del Pd e quello del M5S è cominciato. E ieri, in occasione dell’informativa della presidente del Consiglio in Parlamento, ha vinto Elly. Merito, almeno in parte, di Giorgia Meloni che per ben due volte l’ha citata. Si è persino appropriata dell’espressione-slogan della segretaria dem: «Testardamente unitaria». Un riconoscimento reso ancora più evidente dal fatto che, invece, la premier non ha mai citato Giuseppe Conte. Ha fatto allusioni, ma senza nominarlo. Un dettaglio saltato agli occhi di tutti, compresi, naturalmente, i diretti interessati. E forse non è un caso che Conte, finito l’intervento di Meloni, sia uscito dall’Aula e non sia rientrato quando ha iniziato a parlare la leader del principale partito della coalizione. Svista, frecciatina, impegni improrogabili? Non si sa.
Ma a parti inverse non è accaduto lo stesso. Schlein ha assistito all’intero intervento di Conte. Altro dettaglio: la segretaria del Pd è stata applaudita solo dai suoi parlamentari e da quelli di Avs. Conte, invece, ha incassato gli applausi dei suoi, dei deputati di Avs e del Pd, Schlein compresa. Non è la prima volta che Meloni sceglie Schlein come interlocutore delle opposizioni (per interesse, ma anche perché con lei si intende meglio). Farlo, però, in un momento come questo, in cui la questione della premiership nel centrosinistra è entrata nel vivo, ha un peso maggiore. Lo sa Conte che, infatti, risponde stizzito ai giornalisti che glielo fanno notare: «Qualsiasi decisione prenderemo, non sarà certo Meloni che deciderà chi, quando e come sarà il leader del campo progressista», risponde in Transatlantico.
Intanto Schlein, approfittando della scena, fa un discorso da premier in pectore. «Toccherà a noi», ripete 9 volte. «Toccherà a noi approvare il salario minimo», «combattere lo sfruttamento e la precarietà», «il part time forzato». E ancora: «Toccherà a noi approvare una legge sul congedo paritario», «toccherà a noi occuparci della sicurezza del lavoro», «fare una legge sui rider», «fare un grande piano di prevenzione del dissesto». In conclusione, «avevate i numeri per fare tutto, e non avete fatto niente che cambiasse la vita degli italiani. Toccherà a noi costruire l’alternativa». Per il resto, Schlein riprende alcuni articoli della Costituzione (su lavoro, salute, pace) e attorno a questi (strizzando l’occhio al popolo del No al referendum, decisivo per vincere alle Politiche) costruisce il suo intervento.
Conte, a differenza di altre volte, questa volta non dà titoli. Certo, va all’attacco, è sferzante. Più aggressivo di Schlein. Accusa la premier di descrivere una «realtà mitologica», la rimprovera di presentarsi «ormai al quarto anno, con i diremo, faremo», di «citare grandi numeri», quando quelli «essenziali» sono solo due: «Quattro anni, zero riforme». Soprattutto, indossa l’abito istituzionale, mostrando quello standing che in tanti- anche nel Pd- gli riconoscono. E così, con il tono di chi sa perché ha fatto, spiega a Meloni che «lei continua a dire: “Ma io ci metto la faccia, ci metto la faccia” - cosa lodevole -, ma se non ci mette anche competenza e capacità l’Italia si trova, come adesso, in braghe di tela». Ed è anche un messaggio a Schlein e agli elettori del centrosinistra: lui ha «competenza» e «capacità».
E l’ha dimostrato guidando il Paese in uno dei momenti più difficili della sua storia. O quando si arrabbia con Meloni perché, dice, «questa cosa non le entra in testa». Si intuisce quale sarà lo schema della partita fra loro due: esperienza contro inesperienza, pochette contro sneakers. Per il resto, gli argomenti sono gli stessi: salari bassi, produzione industriale in calo, i poveri, i giovani, le accise, Trump, Netanyahu. Conclude dicendosi pronto «per la sfida progressista», e non si sa se il destinatario sia la premier o la segreteria dem. Fuori dall’Aula Schlein è più rilassata del solito. Si ferma a parlare coi giornalisti. È di ottimo umore. A differenza di Conte che, invece, sguscia via. Poi ritorna e si ferma a lungo con Schlein nel corridoio dei fumatori. Poco dopo, la segretaria del Pd si intrattiene con Nicola Fratoianni. Poi sui divanetti si fermano a parlare Conte e Fratoianni al quale, dopo qualche minuto, si aggiunge Angelo Bonelli. Che dice: «La prossima settimana avrete una sorpresa».