Secondo il quotidiano romano il Messaggero, manca solo l'atto formale della ratifica per ufficializzare il nuovo ruolo di Giusi Bartolozzi. La funzionaria definita dalle opposizioni la "Zarina" di via Arenula si è dimessa da capo di gabinetto del Ministero della Giustizia subito dopo la vittoria del "No" al referendum.
A pesare le polemiche che l'avevano investita in piena campagna elettorale a causa di una sua intervista in tv in cui aveva definito la magistratura politicizzata "un plotone di esecuzione". Ora tornerà a fare il giudice. Il via libera a Roma è arrivato dalla Terza commissione del Csm, che ha accettato la richiesta della stessa Bartolozzi di tornare in ruolo dopo 4 anni da parlamentare e altrettanti da braccio destro del ministro Carlo Nordio. Sarà il Plenum del Consiglio superiore della Magistratura ad accendere la definitiva luce verde, ma è solo una formalità.
Prima di entrare alla Camera, ricorda il Messaggero, la Bartolozzi (eletta in Sicilia) era giudice distrettuale presso la Corte d'Appello. Il ritorno nella magistratura a Roma "determinerà la trasmissione del fascicolo Almasri, nel quale l'ex capa di Gabinetto è indagata per false dichiarazioni ai pm, a Perugia, procura competente per i reati commessi dai magistrati in servizio nel Lazio", come peraltro aveva chiesto già Giulia Bongiorno, avvocato della Bartolozzi.
L'ex capo di Gabinetto tornerà in servizio grazie al decreto Milleproroghe 2026, "che ha disposto di prolungare fino ad agosto la sospensione delle norme più restrittive della riforma Cartabia, quelle sulle cosiddette porte girevoli delle toghe", che imponevano un periodo di stop di 3 anni per quei magistrati che provenissero da ruoli apicali nei ministeri.