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Trump e Zampolli affossano Conte: oggi alle primarie vince Schlein

di Pietro Senaldi giovedì 16 aprile 2026

5' di lettura

Le primarie del campo largo, al contempo chimera e consueto oggetto misterioso della sinistra. Non si sa ancora se si faranno, nel caso, sono ignote le regole, i potenziali elettori, se ci sarà un ballottaggio e perfino l’identità degli sfidanti. Una cosa però è certa, il fantasma di Donald Trump ha fatto male anche a Giuseppe Conte. L’ex premier è rimasto vittima dell’effetto Paolo Zampolli.

Cosa è successo? L’uomo che ha scritto un libro per spiegarci come ha saputo mettere al suo posto il presidente Usa durante il suo primo mandato, Angela Merkel, Emmanuel Macron e pure Mario Draghi è stato colto da Libero con il sorcio in bocca, e il boccone gli è andato di traverso. Il nostro Fausto Carioti ha scoperto l’ex premier attovagliato in un locale romano di lusso con il fiduciario del presidente Usa, amico di famiglia, addirittura galeotto del matrimonio di “The Donald” con Melania.

Naturale il sospetto che, mentre in pubblico Giuseppi prende le distanze dalla Casa Bianca, al ristorante ne prende le comande, come quando era a Palazzo Chigi, dove del resto già si sente di ritorno, convinto che vincerà le primarie del campo largo e dopo le elezioni. L’interessato sostiene di aver incontrato Zampolli su insistente richiesta dello stesso e di aver passato il pranzo a spiegargli che non condivide la politica di Trump. Però nessuno ci crede e i sondaggi lo dimostrano. Lo scoop di Libero ha rivelato la natura doppia dell’ex premier; e si sa che gli elettori di sinistra non gradiscono.

Ma guardiamo i dati. La rilevazione di Youtrend per Sky Tg24 si sofferma su due ipotesi, con base elettori del campo largo. In quella che riguarda chi è certo al cento per cento che andrà a votare in caso di primarie, Schlein (41% di preferenze) perla prima volta stacca Conte (26%), che dovrebbe addirittura guardarsi da Salis (25%). Tra coloro invece che pensano che andranno a votare all’80%, Schlein (36%) scende ma sale Salis (29%), mentre Giuseppi resta impiantato (26%). La premessa è d’obbligo.

Sono rilevazioni ferme allo scorso fine settimana e che vanno prese con beneficio d’inventario, visto che prescindono dalle campagne elettorali dei contendenti, da come si presenteranno, cosa prometteranno, dalla prova della realtà insomma. Però rivelano un andamento significativo dei consensi del potenziale elettorato del campo largo: in due settimane la linea del gradimento dei leader ha ballato ed è cambiata parecchio. Il Conte ambiguo scende, la Schlein che attacca Meloni sulla politica economica, ma si schiera in difesa del governo attaccato dal presidente Usa, sale. Segno che la coerenza paga, ma anche che il posizionamento scelto dalla premier in politica estera, soprattutto le ultime mosse che hanno corretto la direzione, piace anche agli elettori di sinistra.

L’andamento è chiaro. A novembre 2025, quando non si parlava ancora di primarie, secondo Youtrend Conte era in largo vantaggio su Elly: 43% a 29%. Subito dopo il referendum del 23 marzo sulla giustizia, un sondaggio di Noto per Porta a Porta dava Conte avanti di sei punti su Schlein: 43% a 37%. Pesce d’aprile, un sondaggio Eumetra per Piazza Pulita registra un picco di consenso per il leader grillino (53-54%) sulla segretaria dem (40-42%), che, nella sua forbice più larga, segna un distacco fino a 14 punti. Poi la risalita di Elly, con i dati di Youtrend che registrano un sorpasso della leader dem sul rivale grillino, o alla peggio per Schlein, una situazione di sostanziale parità: 41% lui, 40% lei per Eumetra, 43% lui e 41% lei per Noto, solo tre punti di distacco 34%-31% nel caso corresse anche Salis (26%). Che è successo? Prima il quadro generale: è fisiologico che una corsa a più candidati avvantaggi Conte, perché l’avvocato è il candidato unico dei grillini, mentre Elly dovrebbe vedersela con rivali forti che in qualche modo sono, rappresentano o restano collegabili al Pd. Un potenziale candidato di Avs avrebbe un risultato neutro, danneggiando in egual modo i due grandi avversari. Altro aspetto da considerare: una rilevante parte di elettori dem, stimabile intorno al 30%, preferisce il candidato grillino alla segretaria Pd. Terzo fattore, la partecipazione: considerata la capacità del Nazareno di mobilitare i votanti, a fronte di un elettorato di M5S gassoso e impalpabile, probabilmente meno gente va alle urne, meglio è per Elly, come viceversa le possibilità di Giuseppi crescono in base a quanto viene allargato l’elettorato delle primarie.

Con queste premesse, l’analisi dell’andamento delle rilevazioni è semplice. Conte parte avvantaggiato perché nei primi sondaggi il dibattito sulle primarie non si è ancora acceso e le consultazioni appaiono molto aperte. L’ex premier prevale perché è più conosciuto, risulta più affidabile per l’elettorato di centrosinistra in quanto ha già governato ed esprime una critica all’esecutivo di centrodestra totale e non solo valoriale. Dopo il referendum, il leader grillino parte all’attacco, lancia le primarie, attira su di sé i fari dell’informazione, si pone al centro del dibattito pubblico. Viceversa il Pd mostra divisioni, autorevoli esponenti dem avanzano dubbi sulla segretaria, esplode il dibattito interno sul candidato.

È il momento nero di Elly, che ha la pecca di essere a capo del partito da tre anni e ancora parla di programma da discutere e scrivere con gli alleati, quando invece avrebbe dovuto averlo, almeno nelle linee essenziali, pronto da un pezzo. E siamo a oggi, con la segretaria in risalita e Conte che arranca. La spiegazione sta nel ricompattamento del Pd, che i retroscenisti legano anche alle promesse di poltrone e ministeri che la segretaria avrebbe fatto ai maggiorenti del partito, anche in numero superiore ai posti disponibili. La concretizzazione dell’ipotesi di primarie poi rafforza dem, che vanno al seggio e sono più radicati nelle città e al Nord, territori dove si vota di più, rispetto ai grillini, forti al Sud. Ma è soprattutto il ritorno al centro dell’agenda dei temi internazionali a favorire Elly e penalizzare Giuseppi; e qui gioca un ruolo importante lo scoop di Libero. Meloni è sempre stata chiara, sia nel sostenere sia nel prendere le distanze da Trump. Anche Schlein è stata chiara. All’opposto, Conte dice una cosa in pubblico e ne fa altre in privato, come provato dal nostro giornale. La sfida è solo all’inizio, ne vedremo delle brutte. Tenersi forte.

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