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Silvia Salis, curriculum "gonfiato": cosa scrive alla voce "giornalismo"

di Claudia Gualdana sabato 18 aprile 2026

3' di lettura

Silvia Salis si presenta bene, da vedere. Alta, bella, bionda, fisicata da martellista olimpionica, snella senza sconfinare nella magrezza e poi quella messa in piega vaporosa: insomma, è sempre perfetta. E poi elegante; non sbaglia mai un “outfit”, come si usa dire adesso, all’inglese, come se la moda non l’avessero inventata i francesi e migliorata gli italiani. Se proprio dobbiamo dirla tutta, pensiamo che il marito, il regista Fausto Brizzi, dovrebbe insegnarle a cambiare espressione, almeno ogni tanto, che ci pare un po’ fissa di sguardo, sia detto senza offesa, però certe foto restituiscono un’immagine un po’ alla Madame Tussaud, ma lì si può migliorare. Anche perché la signora è brillante, su questo non ci piove, quindi siamo certi che sia solo poco abituata all’obiettivo fotografico e alle cineprese, anche se fa un po’ strano per una donna in politica, per di più coniugata con cineasta. Ma lei è nuova del mestiere e qui casca l’asino.

Non v’è dubbio infatti che Elly Schlein, con quei capelli sempre un po’ alla scappata di casa e le mise poco azzeccate – il suo celebre armocromista dev’essere uno che ha sbagliato mestiere -non regga il paragone estetico con il bel sindaco di Genova. Perché in effetti poche di noi reggerebbero, ammettiamolo. Epperò la cosa finisce qui. Perché Schlein, con le sue uscite che a uno di destra suonano alquanto sgangherate, ha invece presa sui suoi: dice cose che sono recepite come giuste e buone da quelli di sinistra dura e pura. Si sente che è veramente di gauche, anche se magari un po’ tanto caviar, e che la politica la mastica da quand’era ragazzina. Avranno anche gioco facile a chiamarla “gruppettara anni Settanta”, ma da quelli parti la nostalgia per i begli anni andati delle manifestazioni oceaniche è ancora viva.

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Ma poi, di grazia, da dove sbuca questa Silvia Salis? Dei suoi successi sportivi sappiamo più o meno tutti e gliene siamo anche grati, ma politicamente piove proprio giù dal cielo. Se poi andiamo a sbirciare sul sito del Comune di Genova e scarichiamo il suo curriculum restiamo addirittura a bocca aperta, perché ci sembra che le manchi l’ABC della gestione del potere. Scopriamo infatti che la signora definisce giornalismo la sua attività nel 2016 di «Reporter per Samsung, come rappresentante dei social media, alle Olimpiadi di Rio de Janeiro». Nel 2016, a causa di un infortunio, la martellista fu costretta a saltare le Olimpiadi (sarebbero state le sue terze dopo Pechino e Londra). «Purtroppo a marzo ho avuto un grave infortunio che mi ha impedito di partecipare. Per fortuna grazie a Samsung questa barriera si è trasformata in una nuova possibilità» aveva detto a Vogue Italia Silvia Salis, nel giorno della presentazione del Samsung Galaxy Team.

Un passo falso forse da segnare con la penna rossa, che sicuramente non è passato inosservato alla sua competitor, proprio così come lo abbiamo notato noi, e nella notte dei lunghi coltelli delle primarie non mancherà di sfoderarlo. Uno scivolone che getta un’ombra un po’ sinistra – non politica – sull’immagine patinata del volto moderato del fantomatico campo largo. Pensiamo infatti che non bastino le sue bellissime Manolo Blahnik da 1200 euro – questa parrebbe la cifra, stando a quel che si è letto qui e là – a portarla al vertice del Partito democratico. Perché le Clarks di Elly Schlein per salire le scale del potere sono infinitamente più comode.

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