È “Il curioso caso di Benjamin Button”, pardon di Angelo Bonelli, il quale in parlamento – per la delusione delle bimbe della Bonelli&Fratoianni – ha confessato di non essere né di sentirsi Brad Pitt, pur avendo solo pochi mesi in più. What? Quindi non è lui che in “Troy” uccide Ettore davanti alle porte Scee per vendicare Patroclo? «Non uscirai, principe di Troia? Non puoi nasconderti per sempre!». La zazzera ci pareva quella, il physique pure, ma Hollywood si sa, è tutta finzione, e vai a fidarti degli americani. Quello di “Fight Club”, invece, effettivamente non poteva essere il pacifista Angelo, che però quando s’infuria nei suoi interventi lascia il sangue. Ma porca miseria, in “Ocean’s Eleven”, e pure in “Ocean’s Twelve” e “Ocean’s Thirteen” ci sembrava proprio Bonelli l’elegante sciupafemmine socio di George Clooney, sennonché l’ex della Canalis, pur essendo stato uno dei primi possessori di Tesla, non ha il fascino comunista del Fratoianni segretario di Sinistra Italiana.
Bonelli ha scelto un venerdì mattina, tra bombe, razzi e il ciuffone della Casa Bianca per toglierci diverse certezze. E l’ha fatto, com’è nel suo stile, col pretesto di attaccare il governo, in questo caso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sulla “questione Claudia Conte”: «Vede», si è rivolto dallo scranno di Montecitorio a Matilde Siracusano (Forza Italia), sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento – «io non sono Brad Pitt, credo che lei me lo riconoscerà (ma perché si deve buttare via così, onore’? ndr) e non essendo Brad Pitt ho la consapevolezza anche dei miei limiti in questo senso», ma in altri non ne ha, non sia tanto modesto! «Penso che chi sta al governo dovrebbe in una certa misura capire che non essendo Brad Pitt non può esercitare, usare il proprio potere per cercare di esercitare funzioni di un certo tipo. Ma andiamo al punto però». Ecco, andiamo.
«Il punto è che nessuno, ragazzo o ragazza, studente laureato o laureata ha la possibilità che ha avuto in questo caso la persona di cui stiamo parlando», che va detto non è Ilaria Salis stipendiata dagli italiani – grazie ad Avs – a 18mila euro al mese, ma la Conte. Sarebbe ingiusto non ricordare che nel curriculum sant’Ilaria patrona delle case altrui può vantare una condanna in via definitiva per invasione di edifici, un’altra per resistenza in concorso a pubblico ufficiale, un paio di provvedimenti per cumulo di pene e poi – ma questo non figura nel casellario giudiziale, pardon nel curriculum – c’è quella vicenda ungherese di cui però forse non si conoscerà mai la verità, grazie o a causa dell’immunità parlamentare.
Torniamo al portavoce dei Verdi, anzi alla risposta della sottosegretaria: «Con sincerità ho detto all’onorevole Bonelli che, vista la sua esperienza, mi ha sorpreso che in questo momento così complesso, con questa congiuntura internazionale così complicata, potesse ritenere urgente un’interpellanza che riguardasse il corso di studi di Claudia Conte». Poi Siracusano ha spiegato che Conte «risulta laureata», che «risulta abbia iniziato il percorso di studi alla Luiss e che l’abbia completato in giurisprudenza all’Università Pegaso». Bonelli, aggiustatosi il ciuffo ma alla Montezemolo e non alla Brad Pitt, ha replicato: «Almeno da questa risposta arriva una notizia precisa. Ma si apre una questione politica e culturale enorme sul ruolo delle università telematiche...». E che barba! Oltretutto siamo profondamente delusi perché pensavamo che l’interpretazione di quando ha annunciato la candidatura di Soumahoro fosse frutto del duro lavoro all’Actors Studio, o almeno a Cinecittà, e invece niente.
«Ebbene, ho il piacere di annunciarvi che ha accettato di candidarsi con l’Alleanza Verdi Sinistra Aboubakar Soumahoro. Soumahoro è laureato in sociologia... Sono anche emozionato, devo dirvi...perché... sono molto emozionato». Bonelli singhiozzava. Gli occhi erano più lucidi di una palla da bowling. Non sarà Brad Pitt, ce ne dobbiamo fare una ragione, ma l’Angelo canta come un usignolo, e chissenefrega se non è nemmeno il Molleggiato. Straripante l’esibizione del 21 novembre 2024 quando Bonelli, dalla sua postazione alla Camera, ha intonato “Il ragazzo della via Gluck” per denunciare la presunta speculazione edilizia e le politiche urbanistiche di Milano. Sarebbe un peccato se Bonelli decidesse di andare “Sette anni in Tibet”.