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La guerra, la pace e l'illusione di ridurre i consumi di petrolio

In jet da Vienna a Bratislava (80 km): è proprio Ursula ad averci dato una chiara dimostrazione di quanto siano incomprimibili. Non ascoltate Bonelli e Scuderi...
di Fabio Dragoni mercoledì 15 aprile 2026

3' di lettura

Ficchiamocelo in testa. I consumi di energia sono incomprimibili. Lo ripeto in-com-pri-mi-bi-li. Quindi se qualcuno ti dice che «l’energia più economica è quella che non consumiamo», questo qualcuno va semplicemente mandato a quel paese. E se questo qualcuno è Ursula von der Leyen al diavolo va spedita per direttissima non una ma due volte. E non perché siamo villani. Ma perché a differenza del “cattivissimo” Orban, gli elettori a quel paese non ce la possono mandare essendo nominata e non eletta. Ed è mai pensabile che un politico che governa una nazione e che si gioca il suo destino in una competizione elettorale, debba farsi dettare l’agenda dell’austerità energetica da una signora che vola su un jet privato ma a spese nostre per andare da Vienna a Bratislava? Non so se vi è chiaro, ma Vienna e Bratislava distano 55 km in linea d’aria e 80 in macchina. E lei se li è fatti in jet.

Quindi, con le dovute regole della diplomazia (eventualmente ma non necessariamente) il governo l’opzione di mandarla a fare in c**o la consideri. La valuti. La approfondisca. E soprattutto la attui. È proprio Ursula ad averci dato una chiara dimostrazione di quanto siano incomprimibili i consumi di energia. Certo i nostri trisavoli nel 1800 consumavano il 4% dell’energia che consumiamo noi oggi. Non esisteva il petrolio. Tanto meno il gas. A mala pena il carbone. Stavano meglio di noi?

L’aspettativa di vita superava a malapena i 30 contro gli attuali quasi 80. Domanda: carbone, petrolio e gas ci stanno uccidendo? I tanto odiati fossili, ficchiamocelo in questa cappero di testa che ci ritroviamo sulle spalle, ci hanno liberato dalla schiavitù della natura. La libertà di una televisione accesa la sera per ascoltare un Bonelli o una Scuderi che ci distillano perle che non potrebbero essere ascoltate senza la corrente dell’odiato fossile.

Carbone, petrolio e gas nel 2000 pesavano il 77% dei consumi totali. Oggi invece pesano circa il 77% dei consumi totali. Ed abbiamo bisogno del 50% in più di energia in valore assoluto. Quindi a noi questa roba serve. E siccome siamo abituati male ci deve costare anche poco perché fino ad oggi anche troppo l’abbiamo pagata. E se dobbiamo mettere fine a due guerre che noi non abbiamo iniziato lo si faccia. Mettiamo in fila l’essenziale. Spendere circa dieci miliardi (la quota parte del finanziamento Ue di 90 miliardi) per finanziare l’Ucraina (che quei soldi non ci restituirà mai) ma non per ricostruirla ma per andare avanti con una guerra senza senso, ha senso? Ha senso escludere un fornitore come la Russia in un momento come questo? O non avrebbe più senso arrivare alla pace per tornare ad acquistare il gas e il petrolio che ci servono? Ha avuto senso non supportare l’amministrazione americana che più di ogni altra si è spesa per porre fine ad un conflitto che noi europei non siamo stati minimamente in grado di gestire? Ha senso dire a Trump che «lo stretto di Hormuz è una cosa che non ci riguarda»?

Ha senso non dare una mano all’amministrazione americana a chiudere questo conflitto? Ha senso o non ha senso avere un Iran senza armi nucleari? Papa Leone XIV giustamente parla di pace. È il minimo sindacale. Questo ci si aspetta da un Pontefice. Ma spetta ai politici porre fine ai conflitti.

Con la diplomazia (in Ucraina) o con i dragamine (nel Golfo Persico). Anche se l’Ucraina e l’Iran non sono le nostre guerre, le conseguenze arrivano. Sono dossier elettoralmente complicati? E chi lo nega. Ma chi governa avrà idea di quanto possa essere allettante affrontare le elezioni con la spesa nel carrello che cresce ed il prezzo alla pompa per il diesel che supera i 2,5 euro. Riformulo la domanda: lo stretto di Hormuz è una roba che non ci riguarda?

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