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Ecco in che modo il Cremlino lavora per indebolire l'Italia

di Mario Sechi venerdì 24 aprile 2026

2' di lettura

Il guitto di Putin, Vladimir Solovyev, ha attaccato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo scenario che ieri avevo cominciato ad abbozzare dopo l’assalto a Giorgia Meloni si è materializzato. La Russia in 48 ore ha preso di mira il Quirinale e Palazzo Chigi con un’operazione di «disinformatia» coordinata con l’agenda politica italiana e internazionale. Il Cremlino gioca la partita dell’influenza in un anno elettorale, sostiene con la propaganda i partiti filo-russi e pronti all’abbraccio con la Cina, così cerca di ribaltare la partita vera, quella in Ucraina.

Indebolire l’Italia, mandare a casa nel voto del 2027 il governo Meloni è un obiettivo primario del Cremlino, significa porre le basi per uno sfaldamento del fronte politico e militare che sostiene Kiev. La scacchiera dei russi è quella di un impero. Si vota anche negli Stati Uniti, in novembre ci saranno le elezioni di mid-term e - a dispetto di quanto si scrive con lenti ideologiche - al Cremlino fa comodo un Trump trasformato in un’anatra zoppa, senza la maggioranza al Congresso, con un problema non risolto di successione e candidato nelle presidenziali del 2028.

Sul piano militare, l’impatto di una sconfitta di Trump a novembre e di un cambio di governo in Italia pochi mesi dopo, può cambiare la strategia della guerra, con gli Stati Uniti pronti a chiedere un impegno maggiore all’Europa, a sua volta indebolita e con un problema di prezzi energetici e inflazione. Putin cerca di guadagnare tempo, allungare la coda della crisi energetica innescata dalla crisi nello Stretto di Hormuz, prova a ribaltare la narrazione di una vittoria russa che non c’è. Gli attacchi di Solovyev sono la saldatura tra la Russia e i movimenti filo-jihadisti, il racconto della campagna militare di Mosca contro i «nazisti» di Kiev è parallelo all’epica terroristica della «resistenza» di Hamas, Hezbollah e dei Pasdaran contro i «nazisti» israeliani.

Questa tragica riscrittura della storia è destinata a materializzarsi domani nelle manifestazioni del 25 aprile, macchieranno la festa della Liberazione. Perfino alla Biennale d’Arte di Venezia questo cortocircuito è visibile, con la decisione della giuria di non premiare gli artisti russi e israeliani, perché appartenenti a paesi «i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Siamo di fronte non solo all’incredibile equiparazione tra una dittatura e una democrazia, ma al silenzio sulle imprese del regime iraniano. Non è cultura, non è arte, è grave confusione morale.

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