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Silvia Salis, l'ultimo show: 16 maggio, la cena che spiega tutto

di Daniela Mastromattei mercoledì 6 maggio 2026

2' di lettura

C’è una differenza sottile ma decisiva tra una piazza e un palcoscenico. La prima è il luogo della partecipazione, il secondo quello della rappresentazione. A Genova, il 16 maggio, le due dimensioni torneranno a sovrapporsi con la “Coloratacena”, che dopo otto anni riconquista piazza De Ferrari, cuore simbolico e istituzionale della città. Non un luogo qualunque dunque, ma il salotto buono, il crocevia del potere, proprio sotto le finestre della Regione.

La decisione della sindaca Silvia Salis di ripristinare il patrocinio al banchetto arcobaleno, dedicato ai diritti Lgbtqia+, non è un atto neutro. È una scelta che parla un linguaggio preciso: quello dei diritti elevati a segno identitario dell’amministrazione. Una discontinuità netta rispetto alla stagione di Marco Bucci, che dal 2018 aveva tolto quel sigillo, considerandolo incompatibile con una linea istituzionale più prudente su eventi percepiti come divisivi. Nel mezzo, non c’è solo una cena. C’è il racconto di un’Italia che si specchia nelle sue contraddizioni: inclusione e identità, libertà e rappresentazione, diritti e consenso. E un’Italia costretta a scegliere da che parte stare, anche solo per una cena.

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La data dell’ultimo show della Salis non è casuale: il 16 maggio, vigilia della giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Il messaggio è chiaro, quasi didascalico: questa non è solo una cena, è una dichiarazione... Allora ecco musica, spettacoli, drag queen, incursioni artistiche. E la scenografia - tavolate arcobaleno sotto la sede della Regione, come abbiamo già detto alza il livello: chissà se per una forma di dialogo odi sfida. Negli anni dell’assenza, l’evento ha cambiato pelle: versioni digitali, spostamenti, perfino l’approdo nel vicino Bogliasco. Tornare oggi in piazza significa chiudere un ciclo e aprirne un altro.

Resta una domanda di fondo, che attraversa non solo Genova: quando un evento diventa simbolo, riesce ancora a essere solo ciò che dichiara di essere? O finisce inevitabilmente per trasformarsi in qualcos’altro: un messaggio politico, una bandiera, un campo di battaglia? La risposta, come spesso accade, non sta nelle intenzioni ma negli effetti. E gli effetti, in piazza, si vedono sempre meglio che altrove. Il Coordinamento Liguria Rainbow parla dell’evento come un momento di incontro, condivisione, perfino leggerezza. Ma sarebbe ingenuo fermarsi qui. Perché ogni tavolo apparecchiato in piazza è anche un segnale politico, ogni brindisi un posizionamento, ogni sorriso una presa di posizione. E tanto altro.

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