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Silvia Salis, da Genova insulti agli Alpini: "Molestatori, via di qui"

di Lorenzo Cafarchio lunedì 4 maggio 2026

3' di lettura

Alpini: il nemico pubblico per gli antifascisti. La sinistra genovese ha inquadrato il bersaglio e non vuole lasciarlo, almeno non vuole smettere di tenerlo nel mirino fino a quando, nel capoluogo ligure, si terrà la loro prossima adunata. Il circoletto in rosso sul calendario è già posizionato. Andiamo dall’8 al 10 maggio per il 97° raduno delle Penne Nere. No pasaran è il motto. Gli ultimi insulti?

Giusto qualche giorno fa. La data attorno al primo maggio ha solleticato la mano di anonimi scrittori metropolitani che hanno lasciato, sul selciato del centro storico della Superba, alcune scritte. Il tenore dell’inchiostro, arancione per non passare inosservati, va da “attenzione alpini, molestatori in città” a “remigriamo gli alpini”. Il registro non è poi differente dal post social che “Non una di meno” ha pubblicato, sui propri canali liguri, lo scorso 19 aprile. Per l’occasione, volantino fucsia dal titolo “Genova militare”, sottotitolo “Notizie nostalgiche”.

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Viene da sbadigliare perla monotonia, ma leggiamo. «Siamo in guerra. E Genova festeggia». Ma davvero? Non ce ne siamo accorti. «Come transfemministe, ci sfugge scrivono - a quale senso di collettività dovremmo contribuire. Forse quello di non turbare l’euforia nazionalista e patriottica che da sempre accompagna le adunate, sopportando in silenzio le celebrazioni di un mondo fatto di divise, maschilità tossica e cameratismo militaresco come strumento di coesione sociale e di orgoglio nazionale?». Verrebbe quasi da dire: ma hanno anche dei difetti, questi alpini?

Per non parlare delle scuole chiuse. Questa aspetto alle Nudm non è proprio andato giù. «Le vite delle persone giovani si possono sacrificare per non disturbare la sfilata del maschilismo patriottico armato». E poi il tocco di classe, leggasi violenza di genere. «Anni di denunce per molestie verbali, fisiche, abusi che ciclicamente accompagnano queste celebrazioni». Non avevamo idea di trovarci davanti al Capodanno in Piazza Duomo a Milano del 2025. Una scena già vista nel 2022 e a cui abbiamo assistito anche a Colonia nel 2016. Cioè decine di stranieri autori di molestie ai danni di donne di diversa nazionalità durante i festeggiamenti.

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“Usanza” che ha anche un nome, ovvero taharrush gamea (“molesta pagliacciata del raduno degli Alpini - ha scritto - che ci occupano scuole e palestre, almeno si pagassero gli alberghi! Bloccano una città per tre giorni, la sporcano, bevono, fanno casino, ma a cosa servono questi raduni a spese della collettività. Non vedo l’ora se ne vadano ancora prima che arrivino».

Qualcuno gli ha fatto notare che il pernotto è a carico loro e che a Genova genereranno, parliamo dell’arrivo in città di circa 400mila Penne Nere, un notevole indotto perla comunità. Senza dimenticare, tra le tante opere di bene fatte dagli alpini, l’intervento nel 2018 nei giorni del crollo del ponte Morandi. Non proprio tutti davanti al rancore si sono voltati dall’altra parte.

Isabella Rauti, sottosegretario di Stato alla Difesa e figlia di Pino Rauti, ha sottolineato come l’adunata incarni lo spirito dei cacciatori delle Alpi. «Valori come coraggio, lealtà, solidarietà e spirito di servizio», rappresentano l’essenza di quest’ultimi. «L’annuale adunata degli alpini registra sempre - ha aggiunto l’esponente di Fdi - in ogni città di svolgimento, grande accoglienza e un forte spirito popolare; a Genova viene preceduta da una serie di polemiche e da un clima avvelenato e spiace dover constatare che la Giunta comunale della Salis, votando compatta contro il documento presentato in Consiglio a difesa dell’onore degli alpini, avalli le offese dei collettivi transfemministi che hanno addirittura sostenuto “la mascolinità tossica” della manifestazione». Lo sappiamo, Salis e soci preferiscono i dj set: una grappa con gli alpini, per la sinistra genovese edizione Vanity Fair, ha un retrogusto retrogrado.

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