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Giorgia Meloni denuncia le foto osé false? Per la sinistra è lei a fare la vittima

Gli ospiti di DiMartedì puntano il dito contro Giorgia. La sua colpa? Aver denunciato le foto fake che la ritraevano in lingerie pubblicando proprio lo scatto
di Annalisa Terranova giovedì 7 maggio 2026

3' di lettura

Giorgia Meloni denuncia la gravità dell’uso dei deepfake, ripostando una foto generata con l’IA che la ritrae discinta su un letto, e che ti fa la sinistra tutta? Ironizza, minimizza, ritira fuori la logora teoria del vittimismo. Ah però: se è Elly Schlein a denunciare il bacio fake con Casini va tutto bene, ma Meloni non si può permettere... Alcuni commenti a questo episodio sono davvero significativi e li abbiamo uditi da Rocco Casalino e da Massimo Giannini a Dimartedì su La7, sollecitati dal conduttore Giovanni Floris. Una perfetta rappresentazione dunque della reazione del campo largo alla denuncia della premier. Ma prima una premessa: Roccobello Casalino ha inventato il Giuseppe Conte pop, ha avallato la sua comunicazione da sindrome dell’accerchiamento, ha fatto la lista dei giornalisti buoni (amici del M5S) e cattivi. Ecco una sua pillola di saggezza comunicativa: «C’è solo una cosa generale che posso dire dal punto di vista proprio di esperto della comunicazione: quando una forza politica viene così avversata da tutti i media, da tutti i partiti in maniera così esagerata e in maniera così falsa, secondo me, alla fine l’effetto è boomerang. Alla fine si trasforma in un vantaggio per quella forza politica perché c’è un attacco, un’aggressione verso il Movimento 5 Stelle che mi sembra un po’ esagerata».

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Dovrebbe valere anche per Meloni e FdI, invece no. Casalino trova che la premier abbia rilanciato il post con la foto incriminata di lei in lingerie per... farsi vedere bella: «Voleva denunciare il tema del deepfake? Poteva utilizzare un’altra foto, c’è l’elemento della vanità personale perché in questa foto è molto bella e la bellezza ha un impatto nel marketing politico, magari l’hanno consigliata in questo senso». Ovviamente si è ben guardato dal denunciare un metodo che proprio i profili veri e falsi legati al M5S utilizzano a man bassa spammando contenuti del genere per sollecitare i commenti risentiti di legioni di haters. Poi l’accusa: Meloni in quanto presidente del Consiglio doveva risolvere il problema, non denunciarlo. Casalino ignora evidentemente che l’uso improprio dell’AI per generare foto false e offensive è un reato introdotto con la legge quadro sull'Intelligenza artificiale, approvata al Senato in via definitiva il 17 settembre 2025 con il voto favorevole della maggioranza (77 i Sì) e quello contrario delle opposizioni (55 i No). Ma se da Casalino si passa al commento di Giannini scendiamo anche più in basso.

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Intanto, va ricordato che Giannini è colui che diede via libera da direttore della Stampa a un livoroso articolo (firmato da Alberto Mattioli) in cui si parlava della figlia di Giorgia Meloni «Ginevra, prodotta con la collaborazione del compagno autore Mediaset di quattro anni più giovane e mai sposato». Ma si era all’epoca nel 2021 e Meloni non era a Palazzo Chigi, certe bassezze dunque facevano rumore e Giannini fu costretto a scusarsi. Oggi su Meloni si può dire tutto: manifesti a testa in giù e deepfake, tutto fa brodo pur di disarcionare l’“intrusa” da Palazzo Chigi, i piagnistei sono riservati solo ai flotillanti. Giannini ci spiega oggi che Giorgia Meloni ha rilanciato quella foto «perché viene dal Msi, un partitino che si autoescludeva orgogliosamente dall’arco costituzionale, lei continua a governare come se fosse ancora il Msi, ha bisogno di creare un nemico...». Capito? Non è il deepfake che fa ribrezzo e che dovrebbe indignare tutti ma è la Meloni che crea nemici. Non una parola né da Casalino né da Giannini sull’uso scorretto di un’immagine allusiva, che oggettivizza un corpo femminile, pur di dare addosso a un’avversaria donna. Tutto ciò passa in secondo piano, col sigillo assolutorio del commentino giustificativo di Floris: «Ne girano tante di queste foto, anche io ho dovuto fare una denuncia per questo fenomeno». Quello che questi non hanno capito è che se sdogani un metodo (assolutizzazione del linguaggio mostrificante, gogna social, propaganda violenta e deepfake) è solo questione di tempo e quello stesso metodo mieterà vittime ovunque, anche fra i paladini dell’antimelonismo.

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