Sei sondaggi dicono il vero, per il centrodestra va registrata la fine della buriana post-referendaria. A certificarla la Supermedia di Youtrend/Agi, che ha registrato negli ultimi quindici giorni un’inversione netta di tendenza, con la coalizione di governo che è cresciuta dello 0,4% e il cosiddetto Campo Largo che, invece, è sceso dello 0,5%. Il risultato finale racconta di un centrodestra in forte rimonta staccato di appena lo 0,1% dagli avversari. Scendendo più nel dettaglio, nella maggioranza di governo crescono Fratelli d’Italia (+0,2%) al 28,4%; la Lega (+0,3%) al 7,3% e Noi Moderati (+0,1%) all’1,2%. Forza Italia resta ferma all’8,2%.
Nel Campo largo, invece, chi paga di più il calo di consensi è il Partito democratico (-0,4%) che scende al 22%. Anche il Movimento Cinquestelle (12,6%) perde lo 0,2%, mentre Avs (6,4%) lascia sul campo lo 0,1%. Risultato finale: centrodestra 45%, centrosinistra 45,1%. Fin qui i numeri. Ora qualche considerazione. Il cambio di vento è un brutto colpo per Elly Schlein e alleati, che dopo la vittoria al referendum sulla giustizia, già si sentivano la vittoria in tasca e i glutei ben piazzati sulle poltrone governative. Gigioneggiavano in tv e nelle aule parlamentari. Solo l’altroieri abbiamo assistito all’assalto al premier tra argomenti (pochi) e insulti (tanti). Pensavano che il sorpasso certificato solo quindici giorni fa fosse destinato a durare. E invece...
E invece no. Dopo settimane di disorientamento, caratterizzate da qualche litigio di troppo, il centrodestra sembra poter tirare un primo, timido, sospiro di sollievo. Non si illuda, però, nell’ultimo anno di legislatura Giorgia Meloni e i suoi ministri, dovranno dare risposte concrete sui temi cari agli italiani: lavoro, stipendi, eccetera. Più di quanto (e non è poco) fatto fino ad ora. Questo servirà per il sorpasso e, possibilmente, il distacco, degli avversari. Sì, perché con queste percentuali il rischio di un pareggio alle Politiche, con conseguente ingovernabilità è dietro l’angolo. E buttare via cinque anni di governo di centrodestra, magari con un esecutivo di larghe intese o peggio ancora - di tecnici, vorrebbe dire perdere una grande occasione. Ecco perché da ora in avanti serve litigare meno e agire di più, per rendere irresistibile lo sprint finale.
In questo ragionamento, però, manca il terzo incomodo: l’ex generale Roberto Vannacci e il suo Futuro Nazionale. La Supermedia Youtrend/Agi lo dà in crescita dello 0,2%, attestandolo al 3,6%. Una percentuale forse non ragguardevole, ma in grado di fare da ago della bilancia nella vittoria del centrodestra. Vannacci (che sabato 30 raduna i suoi vertici al Castello Sforzini, sede del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il “pensatoio” vannacciano) nonostante le critiche al centrodestra non ha mai nascosto che accetterebbe di buon grado di entrare a far parte della coalizione. Davanti a lui, però, ci sono una serie di ostacoli da superare. Se da un lato Giorgia Meloni potrebbe accettare l’alleanza proprio per scongiurare un pareggio elettorale, Lega e Forza Italia restano profondamente scettici. Il Carroccio è ancora scottato dal “tradimento” dell’ex generale che si è fatto eleggere all’europarlamento sotto le insegne di Alberto da Giussano, e che poi ha salutato la compagnia per farsi un partito tutto suo.
Salvini di apparentarsi all’ex amico non ne vuole nemmeno sentir parlare. Anche perché rischierebbe di portarsi in pancia un movimento che potrebbe drenare i voti più a destra della Lega. Forza Italia, invece, guarda in tralice un possibile accordo con Vannacci per motivi sostanzialmente opposti. La battaglia di Tajani prima e della famiglia Berlusconi ora, è quella di riportare gli azzurri al «centro del centrodestra». Se Futuro Nazionale dovesse entrare in coalizione il baricentro si sposterebbe pericolosamente (per i desiderata forzisti) verso destra. Eventualità che viene vista problematica soprattutto in considerazione dell’elettorato moderato che rappresenta il grosso del bacino di voti degli azzurri. Insomma un bel rebus che dovrà essere dipanato in questo anno, nel quale bisognerà capire se l’effetto Vannacci svanirà (magari di fronte all’eventualità di un voto “utile”) o se sarà capace di alimentarsi fino a diventare indispensabile per la vittoria elettorale. Ai sondaggisti l’ardua sentenza. Per contro nel centrosinistra si sta verificando quello che ci si poteva aspettare: mano a mano che l’appuntamento elettorale si avvicina, si palesano con maggiore nitidezza le differenze e le criticità di un’alleanza che vorrebbe tenere assieme Fratoianni e Renzi, Schlein e Calenda. A proposito di quest’ultimo, il leader di Azione potrebbe essere il “Vannacci” (elettoralmente parlando) del Campo largo. Il suo 3% sarebbe decisivo per una vittoria o una sconfitta. E se decidesse di correre da solo non aiuterebbe il centrosinistra a vincere.