Pronti via, il Campo Largo promette che al primo Consiglio dei ministri approverà una riforma dei «diritti». Non hanno ancora una coalizione definita, il programma non c’è, devono provare a vincere le elezioni, sono spaccati sull’economia e la politica estera, dunque provano a mostrare qualcosa che li unisce. Elly Schlein ieri ha platealmente rivelato la debolezza strutturale delle sinistra, i suoi limiti, un’ideologia dominante che non allarga ma restringe il perimetro dell’azione politica.
Un convegno contro «l’omolesbobitransfobia» è stato sufficiente per mostrarne tutte le debolezze. Provo a mettere in fila le conseguenze di una caotica giornata di primi giorni di governo immaginario del Campo Largo. La fuga in avanti. Elly Schlein anticipa una linea che non ha discusso né all’interno del suo partito né con gli alleati e se questo è il preludio, i dissensi sul piano del metodo e della sostanza saranno numerosi e laceranti. La segretaria del Pd ha fatto una fuga in avanti, ha creato un problema politico, ha offerto al centrodestra un argomento robusto per sostenere che il dna della sinistra è dispotico, pronto a imporre agli italiani idee che non possono essere dogmi. La gara al rialzo. Riccardo Magi (+Europa) ha già aperto la gara al rialzo, ipotizzando una serie di norme (matrimonio egualitario, adozioni per coppie omosessuali, procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie di donne, e l’abrogazione della legge Varchi sulla gestazione per altri) che saranno adottate «nei «primi consigli dei ministri del governo progressista» è una dichiarazione di guerra ai centristi del Campo Largo. L’ostracismo sui cattolici. Elisabetta Piccolotti (Avs) introduce un dettaglio che è un criterio di selezione ideologica: tutti i candidati in lista devono condividere il principio della laicità dello Stato, che nel linguaggio furbesco della politica è un modo per ostracizzare, escludere i parlamentari che si ispirano alla cultura cattolica. Faccio un esempio, un deputato del Campo Largo potrà sostenere l’obiezione di coscienza su un tema come l’aborto? Chi non si allinea alle posizioni dell’agenda Lgbtqia+ ha diritto di cittadinanza nella sinistra o rischia di essere depennato al momento della composizione delle liste elettorali? A me pare che il richiamo al principio della laicità serva a solo a mascherare la cancellazione preventiva delle voci dissonanti. Non a caso Schlein ha dovuto fare una doppia ammissione, che il Pd ha «tanto da farsi perdonare» e che ha «un problema anche in casa». Ieri il problema non lo ha risolto, lo ha reso più grave. I diritti di chi?
Nessuno nel Campo Largo affronta il nodo più delicato, quello che una riflessione liberale non può eludere: in molte delle norme evocate, i diritti in gioco non sono degli adulti, ma dei minori che non possono esprimere il loro consenso e i cui interessi non sono per forza in sintonia con i desideri degli adulti richiedenti. Su questo delicatissimo punto il silenzio è totale. I nemici della democrazia. Se questa rivoluzione dei diritti viene presentata come «misura concreta della qualità democratica del Paese», ne discende che chiunque abbia qualche obiezione in merito sia bollato come un nemico della democrazia. Si tratta di un inganno retorico che ha un solo obiettivo: chiudere il dibattito. Il diversivo. La strategia che sta dietro il Big Bang dei diritti punta a oscurare le divisioni su altri punti, in particolare sull’economia, dove si sbanda tra il reddito di cittadinanza che Conte difende e le liberalizzazioni che Renzi invoca, tra la politica industriale del Pd di marca emiliana e l’estremismo tecnofobo e anti-capitalista di Bonelli e Fratoianni. I diritti vanno garantiti nel pluralismo, senza dogmi e dittature delle minoranze. Evadere le risposte su energia, fisco, difesa, alleanze internazionali, sarà impossibile, presto la realtà busserà alla porta. Papisti e anche anti-cattolici.
L’Italia è un Paese in cui il cattolicesimo diffuso - quello che non va in chiesa, che non segue i vescovi, ma che ricorda le parole sagge della nonna, della mamma e della maestra - continua ad essere influente su una parte importante dell’elettorato, anche quello progressista. Il Campo Largo per vincere le elezioni deve conquistare quella parte di italiani, non mi pare che sia questa la strada. Un programma che promette nei primi 100 giorni di rivoluzionare il sistema di valori dei cattolici - anche di quelli che in apparenza sono distratti - diventa un boomerang. Il Pd è papista quando Leone XIV è l’antagonista di Trump, ma è duramente anti-cattolico quando il Pontefice richiama il suo magistero sulla vita e la famiglia. Il Papa «à la carte» delle sinistre è un micidiale testacoda politico. Con queste premesse e promesse, senza ancora aver toccato altri temi che saranno lo spartiacque del voto, l’opposizione che aspira a governare ha mostrato la sua vera natura: è una somma di minoranze che potrebbe perfino vincere le elezioni, ma non sarà mai espressione della maggioranza degli italiani.