La Toscana allarga le maglie del reddito di cittadinanza regionale. Dopo un avvio zoppicante, con soltanto 47 richieste ammissibili, la giunta guidata dal governatore dem Eugenio Giani cambia le regole del sussidio per renderlo più accessibile. Il Reddito di reinserimento lavorativo, pensato per sostenere i disoccupati in difficoltà economica e accompagnarli verso un nuovo impiego, è stato dunque corretto. Alla base della scelta, come detto, ci sono i numeri (impietosi) che hanno evidenziato uno squilibrio evidente tra le domande inoltrate dai cittadini e la reale possibilità di ottenere il contributo. Dal 2 aprile scorso, giorno di apertura del bando, gli accessi alla piattaforma regionale sono stati oltre 1.200. Le domande ammissibili, però, si sono fermate a 47, come ha spiegato giovedì Il Tirreno anticipando le motivazioni del cambio di strategia.
Il dato ha infatti acceso un campanello d’allarme negli uffici regionali e nell’assessorato al Lavoro guidato da Alberto Lenzi: il rischioera che una misura da 23 milioni di euro- annunciata come uno strumento di contrasto alla precarietà e alla disoccupazione, frutto politico del nuovo sodalizio del campo largo in Toscana - finisse per raggiungere solo una minima parte della platea potenziale. Da qui la decisione della giunta di intervenire con una nuova delibera, approvata l’11 maggio, che amplia le condizioni di accesso al sussidio.
La modifica principale riguarda i percettori di Naspi e Dis-Coll, le altre indennità nazionali di disoccupazione. Nella versione iniziale del provvedimento potevano fare domanda soltanto coloro che avevano terminato il sussidio nello stesso anno della richiesta. Una soglia che aveva escluso migliaia di persone rimaste senza lavoro ma uscite dalla Naspi pochi mesi prima. Con la revisione approvata dalla Regione il criterio viene allargato: potranno accedere al sussidio anche chi ha terminato Naspi o Dis-Coll nel 2024 e non soltanto nel 2025 o nel 2026. Una correzione che allarga sensibilmente la platea dei beneficiari.
Dietro la stretta iniziale c’era soprattutto la preoccupazione legata alla sostenibilità economica della misura. I 23 milioni stanziati dalla Regione avrebbero potuto non bastare infatti davanti a una domanda troppo elevata e per questo erano stati inseriti criteri molto stringenti. Ma il filtro si è rivelato molto più rigido del previsto, trasformando una misura nata per intercettare la fragilità occupazionale in un sostegno accessibile solo a pochissimi casi. La Regione parla di una semplice «rimodulazione» tecnica, sostenendo che l’impianto della misura non cambia. Tuttavia nei fatti la revisione rappresenta una correzione politica significativa, arrivata dopo settimane di confronti con sindacati, patronati e sportelli territoriali che avevano segnalato le difficoltà di accesso.
Nel reddito di inclusione «avevamo messo una serie di condizioni che evidentemente è bene togliere, perché abbiamo le risorse per poter allargare l’ambito delle persone che possono goderne» ha affermato ieri Giani. Che ha poi spiegato di aver avvisato per tempo che «saremmo partiti da una posizione» più «rigida per vedere i numeri». Il punto dei 23 milioni di euro stanziati, ha aggiunto Giani, era di capire se fossero sufficienti «per dare risposta al tema della disoccupazione».
Perché un disoccupato «ormai non ha ammortizzatori sociali», ma «deve essere sostenuto anche in una forma di bonus mensile, quello di 500 euro accanto alla gratuità della formazione per riciclare la propria professionalità».