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La scemenza di Carotenuto: "Siamo come gli israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre"

Il parlamentare grillino fermato a bordo: "La differenza con gli ostaggi è che allora i sequestratori erano terroristi, mentre adesso è uno Stato"
di Pietro Senaldi giovedì 21 maggio 2026

4' di lettura

Scemo e più scemo, titola Libero. Abbiamo scelto di raccontare l’epopea delle 54 navi della Glomud Sumud Flotilla, fermate dall’esercito israeliano ben prima che arrivassero nelle acque territoriali dello Stato Ebraico, attraverso due storie. La vicenda del ministro della Sicurezza Nazionale di Gerusalemme, Itamar Ben-Gvir, e quella del deputato grillino Dario Carotenuto, uno dei 29 italiani facenti parte del viaggio. Chi si somiglia, prima o poi si piglia; e si accapiglia.

Il primo si è precipitato a insultare e umiliare gli esponenti della Flottilla sbarcati, diffondendo video nei quali erano legati faccia a terra mentre lui li insultava costringendoli ad ascoltare l’inno di Israele. Il secondo ha messo in mostra un campionario di scemenze da competizione. La peggiore è l’aver paragonato se stesso e i suoi compagni agli ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre, «con la differenza che allora i rapitori erano dei terroristi mentre adesso c’è uno Stato a cui viene consentito di sequestrare impunemente». Le vere differenze sono altre. Prendiamone giusto tre. Hamas il 7 ottobre uccise milleduecento civili israeliani e ne rapì 250, facendone morire in prigionia almeno una settantina, tra cui i neonati gemelli Bibas, quelli che avevano i capelli rossi, con la madre. Israele non ha ucciso e non uccide nessuno, malgrado dalla Flottilla abbiano continuato a sostenere che l’esercito gli spari contro. Hamas è lo Stato di Gaza, essendo stato eletto, almeno quanto, Bibi Netanyahu è Israele, se non di più. L’esercito con la Stella di Davide, nel catturare gli attivisti della Flottilla, che compiono un gesto politico e non umanitario, salva loro la vita, giacché un civile in una zona di guerra ha alte probabilità di morire, mentre Hamas ha rapito gli israeliani per ammazzarli e usarli come merce di scambio.

ARLECCHINO

Ciò premesso, tra i due scemi, come detto, ce n’è uno che è peggio dell’altro. Carotenuto infatti, naturalmente senza rendersene conto, finirà per rivelarsi l’utile idiota di Ben-Gvir, ma forse anche di Bibi Netanyahu, visto che al parlamentare grillino la parte dell’Arlecchino servo di due padroni calza a pennello.

Il ministro della Sicurezza Nazionale, leader del partito nazionalista e religioso di estrema destra “Potere Ebraico”, e favorevole a una robusta espansione di Israele nei territori limitrofi, dal Libano alla Cisgiordania, con il suo show infatti ha iniziato la campagna elettorale. Ha usato gli sbarcati della Flottilla per dire agli israeliani più integralisti che è meglio lui di Bibi e che la guerra deve andare avanti su tutti i fronti. E lo ha fatto, non a caso, nel giorno in cui la Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, ha votato il proprio scioglimento. Ancora due volte e si va alle urne, probabilmente entro ottobre, a tre anni esatti dalla strage nei kibbutz e al rave party nel deserto. Chi dall’Italia lo attacca chiedendo sanzioni contro Israele, inconsapevolmente fa il gioco del leader dell’estrema destra.

In un quadro politico dove ormai i partiti sono la proiezione dei rispettivi leader e valgono meno di essi, l’iniziativa di Ben-Gvir sarà utilizzata da Netanyahu, che l’ha già condannata nettamente, come il pretesto per rompere e cercare nuove alleanza. Poiché la sinistra in Israele è ridotta ai minimi termini, si pensa che Bibi si rivolgerà ai centristi, magari anche concordando con loro una grazia per i reati di cui è chiamato a rispondere e sui quali la guerra ha sospeso il giudizio.

Quanto a Carotenuto, che veleggiava con meno consapevolezza di quanto non facesse Jim Carrey nell’epico film The Truman Show, non capirà quello di cui è stato protagonista neppure vedendoselo scritto. Il deputato originario di Napoli è un Roberto Fico che non ce l’ha fatta, un Dino Giarrusso senza acume e cattiveria , un Alessandro Di Battista senza physique du rôle né faccia tosta, un Francesco Silvestri senza fantasia né simpatia. Poiché è anche lui casta, tornerà in Italia prima e meglio trattato dei suoi compagni d’avventura, come già prima di lui è toccato qualche mese fa al parlamentare dem Antonio Scotto.

Giuseppe Conte, che gli ha concesso la ribalta, sostenendo che «il governo si è mosso con parole ferme per condannare Israele solo dopo il caso Carotenuto», lo usa per far concorrenza al Pd, ma soprattutto ad Avs, sull’elettorato pro-Pal. Ora se lo vede rispedito a casa come un pacchetto postale e in piena salute, ma probabilmente avrebbe preferito che fosse vero almeno un terzo dei suoi deliri sui maltrattamenti subiti, la prospettiva di finire in un carcere israeliano, gli spari contro gli equipaggi della Flottilla, lanavigazione zigzagante nel mare in tempesta per sfuggire alla marina dello Stato Ebraico. Invece Dario sarà pure Caro, ma non se lo vuole tenere nessuno; neppure Ben-Gvir.

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