La premier Giorgia Meloni ricorda Giorgio Almirante nel giorno dell'anniversario della sua morte, avvenuta il 22 maggio del 1988, e a sinistra riparte la solita caccia alle streghe. "Il mio pensiero - scrive la leader di Fratelli d'Italia allo storico fondatore del Movimento sociale italiano - va a una figura che ha segnato profondamente la storia della destra italiana. Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l'amore per l'Italia e una concezione della politica vissuta con passione, dignità e rispetto"
"Un ricordo - prosegue Meloni su Instagram, a corredo di un intenso primo piano di Almirante - che continua a vivere nel percorso della destra italiana e nella memoria di una comunità politica che, ancora oggi, non si risparmia, per aggiungere il proprio pezzo di cammino, con coraggio e determinazione".
Anche Ignazio La Russa, presidente del Senato e co-fondatore di FdI che ha militato per anni a fianco di Almirante, ha speso per lui parole piene di affetto: "A 38 anni dalla sua scomparsa ricordiamo e rendiamo omaggio alla figura di Giorgio Almirante. Un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica e alla Nazione, con coerenza, passione e profondo rispetto delle Istituzioni repubblicane e dell'avversario politico, come quando tra lo stupore generale, arrivò a Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer".
Immediato il riflesso pavloviano all'interno del Partito democratico. Il primo a scattare è Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia: "Oggi sui suoi profili social Giorgia Meloni rivendica la continuità con il percorso politico di Giorgio Almirante. Un percorso iniziato con la redazione della rivista La difesa della razza, passando per i repubblichini di Salò, fucilando partigiani, intrecciandosi poi con la stagione delle trame nere e dell'estremismo neofascista. Un bel percorso davvero!", scrive sui social il dem. Dimenticando (o rimuovendo, semplicemente) il fatto che Almirante e Msi, fin dall'immediato dopoguerra e nonostante l'inevitabile gioco dei "due blocchi" internazionali e delle conventio ad excludendum (di cui anche il Partito comunista italiano ha pagato lo scotto), sono stati parte integrante della neonata democrazia italiana, alle urne e dentro il Parlamento.