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Flotilla, volevano il biglietto pagato? La risposta della Farnesina

di Lorenzo Cafarchio sabato 23 maggio 2026

3' di lettura

Il biglietto (di rientro) no, non lo avevo considerato. In questi giorni vi abbiamo raccontato le ore di angoscia e di dolore per gli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati e detenuti in Israele. Tracciato anche il perimetro degli interventi, piuttosto duri e risoluti, da parte del governo italiano, con Giorgia Meloni in testa, è emerso nel marasma del conflitto israelo-palestinese un nuovo dettaglio, un dettaglio quasi più da agenzia viaggi che da rivoluzionari con la kefiah al collo. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, ha dichiarato che «gli attivisti italiani, come già successo in passato, non potranno contare sul supporto della Farnesina per i biglietti di rientro nel nostro Paese». Aggiungendo che «i costi saranno a carico del movimento». Le scelte, principalmente quelle nutrite dall’audacia, devono riconoscere oneri e onori. Tra questi anche i biglietti aerei di rientro in Italia dalla Turchia, nazione dove gli attivisti sono stati poi condotti dagli israeliani, altrimenti la lealtà verso le proprie idee diventa un orpello. «Non era una missione militare, erano cittadini che volontariamente avevano deciso di organizzare questo viaggio ed è giusto poi che vengano assistiti perché sono cittadini italiani. Ma il pagamento del biglietto non mi pare che rientri in questo».

Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ha deciso con queste parole di mettere la parola fine al burrascoso rientro dei flotillanti in Italia. «Il trattamento subito è una cosa - ha proseguito - il rientro che sarebbe avvenuto comunque per contro loro, un’altra. Il problema più grave non credo fosse quello del biglietto aereo e non credo neanche che Israele abbia fatto pagare il biglietto». Nella sua dissacrante comicità demenziale Mel Brooks ha detto che «se Dio avesse voluto che l’uomo volasse, l’avrebbe fatto nascere con un biglietto». La Flotilla, invece, chiedeva anche il servizio check-in compreso nel viaggio. Con o senza bagaglio nella stiva? «Non c’è da pagare - ha proseguito Tajani- noi abbiamo assistito. Erano lì per una missione loro e quindi torneranno per conto loro. Il problema è come sono stati trattati là. Non hanno mai richiesto il biglietto di ritorno. Sono andati e sarebbero ritornati comunque, non è lo Stato che deve pagare i biglietti». Il leader di Forza Italia prosegue la sua riflessione. «Noi li abbiamo assistiti in tutti i modi possibili e immaginabili, mettendo il nostro consolato a disposizione. Ci sono tanti consolati in Paesi come Turchia, Grecia e Cipro che si sono mobilitati in questi giorni per assistere persone che erano volontariamente là».

E il nodo della questione è qui. Il trattamento riservato agli oltre 400 attivisti della Global Sumud Flotilla da parte di Israele e del ministro della sicurezza nazionale del sesto governo Netanyahu, Itamar Ben-Gvir, ha il deciso retrogusto di stato di polizia, con privazioni e prevaricazioni che hanno riportato alla mente le scene viste, in scala, a Guantanamo. Quindi se il coraggio di esprimere le proprie convinzioni portando la pelle al sole, come nel caso della Global Sumud Flotilla, deve sempre essere rispettato questo vale anche, al contrario, quando si pretende di farsi stampare e consegnare un biglietto con scritto sopra rivoluzionari. Ecco citando Mao Tse-Tung «la rivoluzione non è pranzo di gala» e nemmeno la succursale di un’agenzia viaggi.

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