No, Pierpaolo Capovilla non ha preso bene la vittoria del centrodestra a Venezia. Grande "outsider" del rock italiano indipendente alla guida di One Dimensional Man prima e Teatro degli Orrori poi, contestatore nato e spesso provocatore controverso, l'artista veneziano ha pochi giorni fa pure vinto il David di Donatello insieme al resto del cast dell'acclamato Le città di pianura di Francesco Sossai, film-rivelazione e sorta di road movie in salsa veneta. Un po' cinico, un po' disincantato.
Fuori dal set, però, Capovilla è soprattutto arrabbiato. "Vince l'assessore al turismo di Brugnaro: vince il tumore, la metastasi della città. Venderò il mio appartamento, e andrò a vivere da qualche altra parte. Venezia è morta. Inutile insistere sul cadavere", scrive su Facebook il musicista/attore non appena si profila la vittoria di Simone Venturini e del centrodestra.
"Vince perché l'ha votato la così detta Città Metropolitana, non Venezia. L'hanno votato le persone comuni, quelle che guardano la tv - continua Capovilla -. Vince la mistificazione, vince quella parte di Paese che non ha a cuore il futuro della Città Storica. Vincono i nemici della Città Storica".
Quindi si rivolge al voto di sinistra, storicamente presente ma oggi scomparso: "Venezia è assassinata dagli operai, che votano i loro sfruttatori. Venezia muore per mano di una classe operaia spogliata dei suoi valori, della sua coscienza. Una classe operaia indottrinata, inconsapevole del proprio stesso destino. Vince il qualunquismo, vince il pressappochismo, vince il sentito dire, non il discorso pubblico, vincono le chiacchiere da bar, vince lo spritz, le canne, la cocaina. Vincono le bugie, l'arrampicamento sociale, la corruzione. Vince il padrone: il turismo. Ha vinto B&B, né più né meno". Il finale è polvere da sparo: "Fottiti, Venezia, non meriti più niente. Crepa, Venezia, muori sopraffatta dai tuoi nemici. Te lo meriti".
Una esplosione alla Pasolini o alla Carmelo Bene, molto teatrale, sopra le righe. Ma sotto sotto, sembra una sparata alla Michele Serra, alla Scurati: tutta gente coccolata dal salottino radical-chic che, a parole, anche Capovilla detesta.