Michele Emiliano
Un padre fascista. E lui, il figlio, comunista. Questo è quanto rivela Michele Emiliano in un'intervista al Corriere della Sera, colloquio in cui si racconta senza particolari peli sulla lingua. L'ex governatore della Puglia ripercorre alcuni passaggi della sua vita privata e professionale, dalla storia familiare all'impegno politico, passando per la magistratura e l'amicizia con Gianrico Carofiglio. Nel racconto emerge il contrasto politico vissuto in casa durante gli anni della sua formazione.
"Mio padre era fascista. E io comunista", afferma Emiliano, descrivendo una distanza ideologica netta tra lui e il genitore, legato alla tradizione missina. Una scelta, quella del futuro governatore pugliese, maturata negli anni Ottanta e fortemente influenzata dalla figura di Enrico Berlinguer.
"Come mai era diventato comunista?", chiedono Aldo Cazzulo e Tommaso Labate: "Per Berlinguer. Andai ai suoi funerali. Ricordo quella folla immensa. Il silenzio rispettoso al passaggio di Almirante. La gragnuola di fischi per Craxi, che l’aveva fatto fischiare al congresso di Verona. Presi la tessera, ma entrando in magistratura dovetti rinunciarvi".
Tra i ricordi più significativi figura anche quello del nonno, maresciallo maggiore del Regio Esercito. Dopo l'8 settembre venne deportato in Germania insieme ai figli per aver rifiutato l'adesione alla Repubblica Sociale Italiana. Un episodio che si intreccia con una delle pagine più drammatiche della storia nazionale.
Nell'intervista trova spazio anche il capitolo dedicato alla magistratura. Emiliano racconta di aver affrontato il concorso insieme all'amico Gianrico Carofiglio. I due, legati da un lungo rapporto personale, decisero di tentare la carriera giudiziaria dopo essere stati spronati da alcune persone a impegnarsi maggiormente per la collettività. Entrambi superarono la selezione, avviando percorsi professionali che li avrebbero poi portati a ruoli di primo piano nella vita pubblica italiana.