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Rispunta Gentiloni come premier e non solo: ecco il piano (da incubo) del Pd

di Elisa Calessi venerdì 5 giugno 2026

2' di lettura

Si torna a parlare di Paolo Gentiloni, nonostante l’interessato faccia di tutto per scoraggiare il chiacchiericcio e per dissuadere ragionamenti attorno a lui. E però, piaccia o no, è il suo nome, quello dell’ex commissario europeo, ex presidente del Consiglio, ex ministro degli Esteri, che si riaffaccia nelle conversazioni estive nel centrosinistra. Il suo nome ritorna come la soluzione di chi, ancora, spera in un “pareggio” alle prossime elezioni politiche, scenario che aprirebbe alla necessità di un governo di larghe intese. Un fronte nutrito tra i dem soprattutto e che non si rassegna. Sono quelli che continuano ad avere molti dubbi sull’opzione che sembra segnata: o Elly Schlein o Giuseppe Conte, si vedrà con le primarie. Certo, la condizione che una terza possibilità torni in campo è che non vada in porto la nuova legge elettorale che, però, il centrodestra vuole a tutti i costi e che ieri è stata adottata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati come testo base. Legge che punta proprio a evitare il pareggio.

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O che i due, Schlein e Conte, rinuncino a favore di un terzo. Ipotesi complicate. Eppure la politica riserva sempre sorprese. E così il nome dell’ex premier continua a spuntare. Se la riforma non venisse approvata, si dice, Gentiloni sarebbe una perfetta soluzione. Esponente del Pd, ma con buoni rapporti trasversali (ha collaborato da commissario Ue con ministri del centrodestra), è la personalità di centrosinistra che può vantare il cursus honorum più significativo. L’unico che potrebbe competere, ma un gradino sotto, è Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, forte di un nuovo consenso, anche lui commissario europeo e ministro (ma non è stato presidente del Consiglio). Gualtieri, però, vuole puntare a un secondo mandato da sindaco. E in molti lo vedono come la carta per guidare il Pd e il centrosinistra nell’era dopo Schlein.
Dunque, si torna a Gentiloni, riformista, fondatore del Pd, rispettoso delle vicende del Pd, ma certo non vicino alla linea dell’attuale segreteria. Gode di una profonda stima al Quirinale, dove ha instaurato un ottimo rapporto da premier e prima ancora da ministro (ma Sergio Mattarella è un’antica conoscenza: entrambi erano nella Margherita). E proprio il Quirinale è l’altro tema di cui, nelle conversazioni estive del centrosinistra, si parla. Chi sarà il candidato dei progressisti? È chiaro che chi conquista Palazzo Chigi peserà nel condurre i giochi per il Colle.

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C’è allora chi pensa a Gentiloni come premier per due anni, per poi salire da lì al Quirinale. O chi vede, piuttosto, l’ex premier come carta da giocarsi solo quando inizierà la finale del Campionato, quella appunto che deciderà il successore di Mattarella. I candidati sono tanti. Ma Gentiloni potrebbe calare la carta di un consenso trasversale, oltre che del sostegno del predecessore. Paradossalmente gli ostacoli potrebbero venire maggiormente dal suo partito di origine, il Pd. Dagli ambienti vicini alla segretaria. Ma da qui al gennaio 2029 c’è tempo. Perla politica, tre anni sono un’era geologica. Tutto potrebbe cambiare. E le speranze non costano nulla.

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